La giudice va in maternità e il processo viene rinviato di 14 mesi: da aprile 2019 a giugno 2020. E’ la triste realtà dei tempi della giustizia penale in Italia. Una ulteriore conferma si è avuta a Padova l’altro giorno, quando era in programma l’udienza che vede sul banco degli imputati Nicola Terruzzin, 50 anni, di Padova, accusato di omicidio stradale dopo essere rimasto coinvolto in un incidente in cui perse la vita un motociclista.

Era il 2 agosto 2016 quando, sulla regionale 307, nell’alta padovana, la sua Fiat 500 e una Ducati Monster finirono per collidere. In sella alla moto c’era Attilio Gualano, 53 anni, originario di Taranto: morì due mesi dopo lo schianto. In questi tre anni la compagnia assicuratrice ha risarcito la famiglia della vittima ma il processo penale è ancora aperto. Così l’altro giorno invece di vedere finito il suo iter giudiziario l’imputato ha dovuto prendere atto del rinvio dell’udienza a più di un anno di distanza. La giudice, com’è nel suo diritto, va in congedo per maternità ma per problemi di organico nessuno la può sostituire. 

“E’ l’effetto di giustizia penale intasata” commenta l’avvocato Fabio Pinelli, che difende l’imputato. “Tanti reati e poche risorse . Invece  che allungare i termini di prescrizione, rimedio tampone e sbagliato perché viola il  principio costituzionale della durata ragionevole del processo, bisognerebbe pensare ad una riforma di sistema: meno reati e più risorse”.


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