“Eravamo un po’  sprovveduti – sorride – in maniera molto superficiale si pensò: sì, ricopiamo le firme”. Parla per prima volta in tribunale l’ex deputata del Movimento 5 Stelle Claudia La Rocca: è stata lei a confessare per prima lo scandalo delle firme false dei grillini per presentare i moduli che dovevano sostenere la candidatura di Riccardo Nuti nella corsa a sindaco di Palermo, nel 2012. °Tre giorni prima della scadenza del termine per la presentazione delle firme ci si accorse di un errore – racconta La Rocca, che oggi lavora come collaboratrice nella segreteria del vice presidente dell’Ars Giancarlo Cancelleri – il luogo di nascita di un candidato, Giuseppe Ippolito, era sbagliato. Un problema abbastanza rilevante, tutti i moduli con le firme rischiavano di essere nulli”.

Claudia La Rocca racconta di una convocazione urgente nella sede del Movimento, che all’epoca era in via Sampolo. “Quel pomeriggio si ripensò di ricopiare tutte le firme. Ma non c’è stata alcuna volontà di ledere la volontà di chi aveva firmato”, precisa. E poi aggiunse: “In una dinamica un po’ confusionale si pensò di ricopiare le firme”.
 

Il pubblico ministero Claudia Ferrari chiede: “Chi prese la decisione?”. Risposta: “Quando arrivai la decisione era stata già presa. Nella stanza c’erano Samantha Busalacchi, Giorgio Ciaccio, Alice Pantaleone, Claudia Mannino e anche Nuti, che entrava e usciva dalla stanza perché aveva tanti impegni per la campagna elettorale che lo vedeva candidato sindaco”. Ora, sono tutti imputati nel processo che si celebra davanti al giudice Flaccovio. “C’erano anche altre persone che non ricordo”, precisa la La Rocca, anche lei è imputata.


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