Un giudice del tribunale di Palermo, Giuseppe Sidoti, è accusato di avere salvato il Palermo calcio dal fallimento con una sentenza pilotata ad arte. E adesso il gip di Caltanissetta lo sospende per un anno, con l’accusa di concorso in corruzione, abuso d’ufficio e rivelazione di notizie riservate. Un’altra misura interdittiva dalla professione è stata notificata dalla Guardia di finanza all’ex presidente della squadra rosanero, Giovanni Giammarva, che è commercialista. Gli viene contestata l’accusa di concorso in corruzione.

Sidoti è uno dei magistrati più stimati del tribunale di Palermo, nelle scorse settimane ha fatto parte anche del collegio del tribunale dei ministri che si è occupato di Matteo Salvini, per il caso della nave “Diciotti” bloccata al porto di Catania con 150 migranti a bordo. Ora, invece, è il giudice al centro delle accuse per una vicenda giudiziaria dai contorni pesanti, che sta cercando di fare luce su un presunto scambio di favori.

E’ a una svolta l’inchiesta condotta dalla procura nissena diretta da Amedeo Bertone e dal nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo guidato dal colonnello Cosmo Virgilio. Nei mesi scorsi, era stata un’intercettazione a far scattare un campanello d’allarme sulla decisione che il 29 marzo scorso ha rigettato l’istanza di fallimento per la società rosanero di Maurizio Zamparini, avanzata dalla procura di Palermo.

Proprio i pm che indagavano sul patron rosanero per appropriazione indebita, riciclaggio e falso in bilancio si sono imbattuti in una telefonata fra Zamparini e l’avvocato Francesco Paolo Di Trapani, il legale della società, che parlava di un colloquio avuto con il giudice Sidoti. Quella telefonata è stata subito trasmessa alla procura di Caltanissetta, il caso è stato affidato alla sostituta procuratrice Claudia Pasciuti. E così è nata l’indagine.

La telefonata

Era il 13 dicembre del 2017, si attendeva la decisione della sezione fallimentare. “Allora, quando le ho scritto stavo che uscendo dal palazzo di giustizia — dice Di Trapani — mi ha chiamato il giudice che ha in mano la pratica e abbiamo parlato una mezz’ora… devo dire, approccio trasparente e tranquillo, sereno. Mi dice che ha letto le carte e ha apprezzato le nostre argomentazioni implicitamente facendomi capire che diciamo molte ma molte cose contenute nell’istanza e comunque nella documentazione a sostegno dell’istanza obiettivamente sono, ha detto, suggestive”.

Le indagini successive, coordinate dalla procura di Caltanissetta, hanno chiarito che quel giudice era proprio Sidoti. “Mi preannuncia che sabato uscirà un provvedimento — dice ancora il legale a Zamparini — ovviamente per lei che è maestro dello sport 1 X 2, lui dice due sono a vostro favore, una ovviamente no”.

E ancora: “Il messaggio che io ho percepito, presidente, è un messaggio molto estremamente favorevole, non mi avrebbe convocato per preannunciarmi qualcosa di negativo io ho percepito molta positività”.

L’avviso di garanzia

Qualche giorno fa, Sidoti, Giammarva e Di Trapani avevano ricevuto un avviso di proroga delle indagini da parte della procura di Caltanissetta. Per le ipotesi di reato di corruzione e rivelazione di notizie riservate. Di Trapani aveva replicato, tramite il suo legale, l’avvocato Ninni Reina: “L’esito della vicenda giudiziaria della Us Città di Palermo è stato esclusivamente frutto fisiologico di un confronto, pur serrato, tra parti contrapposte innanzi a un tribunale. L’insussistenza dello stato di insolvenza è stata oggetto di un accurato esame da parte di un collegio giudicante, affidando a un collegio di periti l’esame tecnico contabile”. Ma ora la procura di Caltanissetta e la Guardia di finanza rilanciano le accuse.


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