E’ caccia ai due killer che, nel giorno di Natale intorno poco dopo le 18, hanno ucciso Marcello Bruzzese, 51 anni, fratello di un collaboratore di giustizia sulla ‘ndrangheta, freddato nel garage sotto casa, in una stradina del centro storico di Pesaro.

Un agguato in puro stile mafioso: gli almeno venti colpi di pistola sparati contro Bruzzese sembrano indicare un movente preciso, il segno di una vendetta che viene dal passato e dalla Piana di Gioia Tauro, da conflitti per il dominio del territorio nei quali era coinvolto Girolamo Biagio Bruzzese, fratello della vittima di Pesaro, uomo di ‘ndrangheta che divenne collaboratore di giustizia dopo aver tentato di uccidere un capocosca.

Era il 2003 e fino ad allora, raccontano le carte dei magistrati della Dda di Reggio Calabria, il gruppo dei Bruzzese era stato un alleato storico delle cosche operanti nella Piana, in particolare di quella dei Crea di Rizziconi. Un’alleanza interrotta bruscamente nel 2003, quando, il 23 ottobre, Girolamo, all’epoca latitante, sparò tre colpi di pistola, uno dei quali lo raggiunse alla testa, contro il boss Teodoro Crea, anche lui latitante. Credendolo morto Bruzzese si costituì ai carabinieri – dopo sette anni di latitanza per una condanna per omicidio – ed iniziò la sua collaborazione con la giustizia. Crea – attualmente detenuto in regime di 41 bis – invece sopravvisse.
Nel periodo della comune latitanza, Bruzzese e Crea si erano incontrati spesso ma alla fine sarebbero sorti dei contrasti che portarono Girolamo a sparare contro l’altro. L’anno successivo, nel febbraio del 2004, fu assassinato il suocero di Girolamo Bruzzese, Giuseppe Femia. Un delitto che gli investigatori collegarono con il tentato omicidio di Crea.

    Nella notte c’e’ stato un vertice in tribunale, al quale hanno partecipato il capo della procura pesarese, Cristina Tedeschini, i sostituti procuratori Fabrizio Narbone e Maria Letizia Fucci e Daniele Paci, della Dda di Ancona: un pool di magistrati per andare a fondo su autori, mandanti e movente dell’omicidio.

    I carabinieri completeranno oggi la raccolta delle testimonianze: un’attività complessa perchè il delitto sembra non aver avuto testimoni diretti; l’analisi delle telecamere, poste ai varchi della zona a traffico limitato, potrebbe dare qualche indicazione in piu’ agli inquirenti.

    Marcello Bruzzese era gia’ scampato una volta alla morte: nel luglio del 1995, in provincia di Reggio Calabria, allora 28enne rimase gravemente ferito allo stomaco in un agguato che costò la vita al padre Domenico, braccio destro di Teodoro Crea, il potentissimo boss di Rizziconi, e al marito di una sorella, Antonio Maddaferri.
    Nel 2008 aveva gia’ vissuto a Pesaro un breve periodo della sua vita lontano dalla Piana di Gioia Tauro, prima di trasferirsi in Francia. Da tre anni si era nuovamente trasferito nella cittadina marchigiana e viveva sotto protezione con la famiglia, moglie e figli.  Un programma soft, visto che non aveva modificato il suo cognome, un particolare che lo rendeva facilmente rintracciabile.

Marcello Bruzzese non aveva un lavoro e riceva uno stipendio dal ministero degli Interni. Una persona gentile e riservata, secondo i vicini di casa, che lo vedevano fare colazione in un bar del centro città o frequentare abitualmente la chiesa. Secondo quanto si e’ appreso, nel programma di protezione erano stati inseriti sia la sua famiglia che quelle dei suoi parenti piu’ stretti, che nella notte sono state precipitosamente trasferiti in altre città.

    “Sembravano dei petardi”, hanno raccontato i vicini di casa a carabinieri e polizia che sono intervenuti subito dopo il delitto: in realta’ erano una trentina di proiettili sparati dai due killer, che hanno agito a volto coperto, velocemente e in base a un piano ben studiato.
    Via Bovio e’ una via stretta del centro storico, percorribile a senso unico e solo dalle vetture autorizzate. Nel giorno di Natale, pomeriggio, all’ora dell’agguato, era praticamente deserta: nessuno per strada, chiusi i negozi e come pure l’unico ristorante della via, molto noto e frequentato. I due assassini hanno aspettato Marcello Bruzzese davanti al garage, il cui ingresso e’ attiguo a quello del condominio dove viveva, e appena ha iniziato la manovra di parcheggio gli hanno sparato da distanza ravvicinata, senza lasciargli scampo.

La vittima con tutta probabilita’ non ha avuto il tempo di rendersi conto di nulla: e’ stato colpito a morte all’interno della vettura da almeno 15 proiettili calibro 9. Un agguato durato pochi secondi, con i due assassini che si sono dileguati (“come ombre” hanno riferito alcuni testimoni) e a piedi cosi’ come erano arrivati.

 


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