ROMA – L’Atlante di Save the Children, il nono della serie, pubblicato da Treccani con il titolo “Le periferie dei bambini”, dice che in Italia la povertà assoluta colpisce 1,2 milioni tra bambini e adolescenti (il 12,1 per cento), in lieve diminuzione rispetto alla precedente rilevazione.

La povertà relativa riguarda un minore su cinque: chi ha oggi meno di 17 anni ha una probabilità di diventare povero cinque volte più alta rispetto ai propri nonni.

L’ultimo focus evidenzia come l’ambiente in cui vivono ragazzini e ragazzi condiziona e condizionerà la loro crescita. Bastano pochi chilometri di distanza per passare da una normalità cultural-scolastica a quella che Save the children definisce una “segregazione educativa”.
 
Una serie di esempi inquadrano i territori. A Napoli, e in questa analisi si allarga lo spettro fino alla fascia adulta, i 15-52enni senza diploma di scuola secondaria sono il 2 per cento nel borghese quartiere del Vomero e quasi il 20 per cento a Scampia. Percentuali simili a Palermo: il 2,3 per cento a Malaspina-Palagonia non è arrivato alla Maturità contro il 23 per cento a Palazzo Reale-Monte di Pietà. Nei quartieri benestanti a nord di Roma i laureati (più del 42 per cento) sono quattro volte quelli delle aree orientali della città (meno del 10 per cento). Ancora più forte la forbice a Milano, dove a Pagano e Magenta-San Vittore i laureati sono sette volte (51,2 per cento) quelli di Quarto Oggiaro (7,6 per cento).
 
Differenze sostanziali tra una zona e l’altra riguardano anche i Neet, ovvero i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano più, sono senza lavoro e non sono inseriti in alcun circuito di formazione: nel capoluogo lombardo, zona Tortona, sono il 3,6 per cento, meno di un terzo di quelli di Triulzo Superiore (14,1 per cento). A Genova i Neet sono il 3,4 per cento a Carignano e il 15,9 al Cep di Pra’. A Roma il 7,5 per cento a Casal Palocco e il 13,8 a Ostia Nord.
 
Le differenze tra quartieri sui test Invalsi
 
I dati dei test Invalsi testimoniano il divario nell’apprendimento scolastico. A Napoli una distanza – amplissima – di 25 punti divide i bambini della quinta elementare dei quartieri più svantaggiati da quelli che abitano a Posillipo. A Palermo sono 21 i punti che separano gli scolari tra Pallavicino e Libertà, a Roma 17 tra Casal de’ Pazzi e Medaglie d’Oro e a Milano 15 punti è la distanza tra Quarto Oggiaro e Magenta-San Vittore.
 
I minori (6-17 anni) che non hanno l’opportunità di navigare su Internet nel Mezzogiorno si concentrano nei capoluoghi delle grandi aree metropolitane (36,6 per cento) e vivono spesso nelle famiglie con maggiori difficoltà economiche (38,8 per cento), così come, nelle stesse zone, i bambini e adolescenti che non svolgono attività ricreative e culturali raggiungono il 77,1 per cento.
 
È assurdo che due bambini che vivono a un solo isolato di distanza possano trovarsi a crescere in due universi paralleli”, dice Valerio Neri, direttore generale di Save the children: “Rimettere i bambini al centro significa andare a vedere realmente dove e come vivono e investire sulla ricchezza dei territori e sulle loro diversità”.
 
Sono quasi 3,6 milioni i bambini e adolescenti fino a 17 anni che risiedono nelle quattordici principali aree metropolitane del Paese (2 su 5 del totale in Italia). A Roma e Genova risiede in aree periferiche il 70 per cento dei bambini al di sotto dei 15 anni, a Napoli e Palermo il 60 per cento, a Milano il 43 e a Cagliari il 35. Più in generale, 259 mila infanti e adolescenti delle grandi città (l’11,8 per cento) vedono intorno a loro strade scarsamente illuminate e sporche, non respirano aria pulita, percepiscono un elevato rischio di criminalità.
 
Nove su dieci non giocano in strada
 
Il primo tentativo di cartografare le periferie italiane dal punto di vista dell’infanzia, l’Atlante Save-Treccani appunto, rivela che proprio l’infanzia è la vera periferia d’Italia. I bambini e gli adolescenti sono sempre più ai margini della popolazione in termini demografici: nel 1987 erano il 23,2 per cento del totale e oggi superano di poco il 16 per cento, a fronte degli over 65 che sono cresciuti dal 12,6 per cento al 21,2 per cento. Novantaquattro bambini su 100 tra i tre e i dieci anni non hanno modo di giocare in strada, solo uno su quattro trova ospitalità nei cortili, poco più di uno su tre ha la fortuna di avere un parco o un giardino vicino a casa.
 
La politica, alla voce istruzione e università, ha tagliato risorse: si è passati dal 4,6 per cento (sul Prodotto interno lordo) del 2009 al 3,9 per cento del 2015. Altrove, invece, in quegli anni si investiva. I fondi per “famiglia e minori” in Italia sono fermi al 5,4 per cento della spesa sociale contro l’11 per cento di Germania, Regno Unito e Svezia (la media Ue è all’8,5 per cento).
Save the children è presente nelle periferie più svantaggiate di 18 città italiane grazie a una rete di 23 “Punti luce” “nei quali offriamo a bambini e ragazzi tra i 6 e i 16 anni l’opportunità di partecipare ad attività formative ed educative come accompagnamento allo studio, laboratori artistici e musicali, gioco e attività motorie”.
 
Per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, Save the Children ha avviato a Bari, Milano e Torino il programma Fuoriclasse, che dallo scorso anno è stato esteso a una vera e propria rete – Fuoriclasse in movimento – che coinvolge attualmente 170 scuole in tutta Italia.
 
 


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Mario Calabresi
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