PADOVA. Quando a 12 anni vinse il suo primo concorso di pianoforte dissero che era merito del padre, anch’egli musicista. Oggi Leonora Armellini, 26 anni, ha tenuto più di 500 concerti in tutto il mondo, da New York a San Pietroburgo, da Parigi a Londra. Ma ha vinto un concorso al Conservatorio Pollini di Padova, dove il padre Leopoldo Armellini, ancora lui, sempre lui, è direttore. Questo ha fatto scoppiare una polemica che quasi certamente sfocerà in reclami e richieste di accesso agli atti. “Se non mi fossi candidato con il Movimento 5 Stelle alle elezioni del 4 marzo sicuramente nessuno avrebbe niente da recriminare ora”, dice lui, che nonostante gli 84 mila voti nel collegio di Padova non è riuscito a entrare in Parlamento. 

Il mese scorso il Conservatorio Pollini indice un concorso per docenti di “Pratica e Lettura Pianistica/Pianoforte Complementare”. È un corso di fascia pre accademica, tecnicamente un contratto di co.co.co. “Parliamo di 25 euro l’ora, per un massimo di 80 ore”, spiega Armellini per rispondere agli attacchi che in questi giorni stanno venendo un po’ da tutte le angolazioni. Al concorso si presentano 98 giovani intenzionati a cogliere questa opportunità, che non assicura sostentamento ma chi vive di pianoforte deve in qualche modo costruirsi un reddito. Viene istituita una commissione terza, facendo attenzione a escludere chi rientra fino al quarto grado di parentela con i candidati. I criteri di valutazione sono tre: attività artistica svolta, esperienza di insegnamento e titoli di studio. Tra tutti i 98 la spunta lei, Leonora Armellini, la figlia del direttore che nel Conservatorio di Padova ha anche la madre docente. Quarta arriva Sara De Ascaniis, anche lei figlia di due docenti del Pollini. Ma le critiche sono tutte per Leonora. “Questione di opportunità”, dicono i più.  

“Dal punto di vista normativo e legale sono state rispettate le normative anti corruzione” evidenzia il padre Leopoldo.  “La commissione era terza, nominata da un terzo. Mi è stato detto che la candidatura è inopportuna. E allora io chiedo a questi paladini della correttezza: mia figlia non può avvalersi dei propri diritti di cittadina italiana? Mia figlia, a 17 anni, prendeva l’aereo e andava da sola ad Amburgo a fare lezione con la sua insegnante. Una ragazza con una personalità del genere, a 26 anni, non può avere autonomia di scelta? Se io avessi cassato la sua domanda, avrei commesso reato”.

Ma allora, con un curriculum del genere e con esperienze simili all’estero, come mai non ha fatto un concorso ad Amburgo? O a Milano? O a Roma? Insomma, perché proprio a Padova? “Evidentemente la sua città le deve essere interdetta”, sentenzia Armellini. Effettivamente la giovane ha un curriculum di indiscussa eccellenza. Domenica scorsa era a Varsavia, invitata a suonare al primo concerto di Chopin in occasione del centesimo anniversario dell’indipendenza della Polonia. Ha suonato due volte al Quirinale e ha fatto una dozzina di dischi. Ma ora è semplicemente la “figlia di…”. Una delle tante. 

“Ho l’impressione che se non mi fossi candidato, nulla sarebbe successo” ripete il direttore del Pollini. “A Padova questa candidatura ha dato fastidio a molti. Pensare che ho sempre votato Pd, fino a che Franceschini non ha massacrato i beni culturali”. Ora ci sono dieci giorni di tempo per ricevere ricorsi e reclami. Tutti saranno presi in esame dalla commissione e, solo alla fine, la graduatoria sarà aggiornata. “Mi si spezza il cuore” continua e lo ha ripetuto nei giorni scorsi anche sul suo profilo Facebook. “Massacrate me ma lasciate stare mia figlia”. 


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Mario Calabresi
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