ROMA – Un’indagine realizzata da Altroconsumo su 42 campioni di carne di pollo acquistata a Milano e Roma ha rivelato che nonostante l’etichetta riportasse la dicitura “allevato senza uso di antibiotici” nel prodotto erano presenti i geni tipici della antibiotico resistenza. Il test condotto da Altroconsumo è parte di un’inchiesta realizzata in sinergia con il programmma di Raitre Presa Diretta, sull’abuso di farmaci. In particolare, l’approfondimento sulla carne di pollo mostra come il problema dell’antibiotico-resistenza sia ancora strutturalmente presente nel sistema produttivo e arrivi sino alla nostra tavola.

L’antibiotico-resistenza è la capacità sviluppata dai microrganismi (i batteri) di sopravvivere e moltiplicarsi, nonostante la somministrazione dell’antibiotico.
Quando il microrganismo è un patogeno, cioè pericoloso per l’uomo e sviluppa nel tempo un meccanismo di resistenza, il farmaco antibiotico risulta inefficace per la cura. Quando consumiamo carne di pollo (ma anche di manzo o maiale) contaminate da questi batteri, ci esponiamo al pericolo che il meccanismo di resistenza passi da questi microrganismi, non necessariamente pericolosi, ad altri, magari già in circolo nel nostro organismo, che sono invece in grado di causare malattie, in seguito molto più difficili da curare.

Sulla carne che acquistiamo i batteri possono essere presenti e di questo dobbiamo essere consapevoli: se le fasi di macellazione, eviscerazione e sezionamento non sono eseguite con cura è facile che i microrganismi che normalmente vivono negli intestini degli animali si ritrovino poi sulla carne che compriamo. Con le analisi, Altroconsumo  ha voluto scoprire se microrganismi contenuti nei campioni hanno la possibilità di esprimere resistenza agli antibiotici, cioè tecnicamente parlando, se sono portatori di geni di resistenza agli antibiotici.

“Nel nostro test  – dicono gli autori dell’inchiesta – è emerso qualche segnale positivo, ma purtroppo non riguarda tutti i campioni con la dicitura “allevato senza antibiotici”. Non mettiamo in dubbio le buone pratiche di allevamento, ma purtroppo anche se l’animale non ha mai ricevuto antibiotici, né in incubatoio né in fase di allevamento, può essere comunque portatore di resistenza perché il problema ormai è troppo esteso”.

I test sono stati eseguiti su 42 campioni di petto di pollo,  21 acquistati a Milano e 21 a Roma. Di questi 10 sfusi, ossia di macelleria, 32 confezionati, 4 prodotti erano bio, 38 convenzionali. Ancora: 41 prodotti erano 100% italiani, 1 prodotto indicava “Paese di nascita e macellazione: Bulgaria”. Inoltre, le etichette rispetto ai requisiti minimi di legge riportavano in più: 5 prodotti “allevato a terra”; 5 prodotti “allevato senza uso di antibiotici”, 5 prodotti  “alimentazione no OGM”.
 
Le analisi hanno verificato la presenza di 14 geni portatori di resistenza alle tetracicline; 4 ai beta-lattamici e 2 alla colistina, un antibiotico salvavita. Purtroppo in tutti i campioni sono stati rilevati uno o più geni portatori di resistenza (alle tetracicline e ai beta-lattamici) e tra i campioni di carne che in etichetta dichiaravano “allevato senza uso di antibiotici” in due casi la presenza di geni portatori di resistenza era analoga ai campioni convenzionali.

In Italia il 70% degli antibiotici venduti è destinato agli animali: in Europa siamo il terzo Paese – dopo Cipro e Spagna – per l’uso di questi farmaci negli animali da allevamento. Fino al 2006 in Europa gli antibiotici venivano addirittura impiegati negli allevamenti allo scopo di stimolare la crescita degli animali: ora è vietato, ma anni di abusi hanno comunque lasciato conseguenze. Ogni anno, secondo quanto diffuso dall’Unione europea, muoiono 33mila persone a causa di infezioni dovute a batteri resistenti. Una situazione che va peggiorando.

“Come Organizzazione di consumatori che vuole spingere ciascuno a fare la propria parte – dicono da Altroconsumo – abbiamo preparato un manifesto-iniziativa che è da oggi  sul nostro sito per rispondere a tutte le curiosità sugli antibiotici e i consigli per spezzare la catena della contaminazione e abuso dei farmaci”.
 


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