E’ rimasto sulla scrivania di due sostituti procuratori per quasi undici mesi. Quel video del crollo, i frame ripresi dalle telecamere private dell’azienda Ferrometal di Genova, ora sono pubblici. Questa mattina il filmato che immortala il dramma di Ponte Morandi, costato la vita a 43 persone, è stato messo a disposizione (dai periti del giudice per le indagini preliminari Angela Nutini) di tutte le parti coinvolte nel processo che deve stabilire cause e responsabilità per quanto avvenuto il 14 agosto 2018, nell’ambito del secondo incidente probatorio in corso in tribunale.

Essendo ormai noto alle parti, la Procura ha deciso di condividerlo attraverso la Gardia di Finanza: i militari del Primo Gruppo, agli ordini dei colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco, lo avevano sequestrato poche ore dopo che su Genova si scatenasse un’apocalisse di morte, polvere e detriti.

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In base a quanto ricostruito dai pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno il video sarebbe la prova regina per stabilire la dinamica del crollo: il filmato mostra uno dei tiranti del ponte, uno degli stralli lato sud della pila 9, cedere un attimo prima che crolli l’impalcato. Sempre per l’accusa una delle ragioni che hanno portato al cedimento dello strallo è dovuto alla corrosione dei cavi presenti all’interno del calcestrutto precompresso.

Nell’inchiesta sulla tragedia di Genova al momento gli indagati sono 71 (più le società Autostrade e Spea): i reati ipotizzati sono omicidio colposo, disastro e attentato alla sicurezza dei trasporti. In corso due incidenti probatori: il primo deve certificare lo stato di salute della parte di ponte crollata e di quello poi demolito. Il secondo, appunto, la cause della tragedia.

La posizione di Autostrade per l’Italia è sempre stata la stessa: secondo la concessionaria all’alba del 14 agosto non c’erano elementi certi per capire che il ponte fosse a rischio crollo. E anche sullo stesso video della Ferrometal, è già partito il contrattacco: “Ad oggi, sulla base del video e dei parziali risultati del primo incidente probatorio non è possibile – ad opinione degli esperti di Autostrade per l’Italia – affermare che il crollo sia stato determinato dal cedimento dell’attacco degli stralli. I consulenti di Aspi continueranno a collaborare affinché le cause del crollo vengano accertate, comparando anche le risultanze dei diversi filmati messi a disposizione, che hanno diversi livelli di elaborazione delle immagini rispetto all’originale”.

L’accusa, invece, sostiene che Aspi sia stata negligente sotto diversi aspetti, in primis sulla manutenzione del viadotto. Nel mirino della Procura anche il minsitero delle Infrastrutture e dei Trasporti per i controlli troppo morbidi sulla società.


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