La messa, i pochi interventi istituzionali previsti, poi il minuto di silenzio e quindi il saluto delle campane a lutto e delle sirene di tutta Genova. Sarà il momento della memoria e della commozione, lo scoccare delle 11,36 di mercoledì prossimo, 14 agosto, giorno del primo anniversario del crollo del ponte Morandi. Una tragedia che in quei giorni della scorsa estate riunì nel cordoglio la città e un intero Paese, e lo stesso dovrebbe fare nel momento del ricordo persino in questa estate tumultuosa, stagione di battaglie politiche e governi ai titoli di coda. Se la struttura commissariale, il Comune e la Prefettura lavorano da settimane per organizzare “al meglio e nella forma più rispettosa e sobria possibile” la cerimonia, – si tiene a far capire, tra Tursi e il Matitone – il prossimo 14 agosto sarà però una giornata di commemorazioni, più che di commemorazione. La macchina comunale sta lavorando per prepararsi alla gestione di “una manifestazione da 2mila, 3mila persone”, ma la celebrazione ufficiale, di fatto, non sarà l’unica. Nella stessa giornata ci saranno infatti anche quella gestita dal comitato degli sfollati di via Porro, a Certosa, e quella “scelta” dai familiari delle vittime per stare tra loro, alle 17, al riparo dalle telecamere di tutto il mondo in arrivo sulla sponda del Polcevera, e non solo.

In programma sotto le volte dell’ex Fabbrica del riciclo, di fatto proprio davanti a quella che sarà la futura pila 9, il primo pilone del nuovo ponte in costruzione da ieri visibile anche in altezza, la messa delle 10 del mattino sarà officiata dal’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco ma non sarà per tutti, insomma.
E non solo perché il capannone che la ospiterà, ai margini della zona di cantiere, sarà riservato a familiari delle vittime e istituzioni.

Dal Capo dello Stato Sergio Mattarella al premier Giuseppe Conte, passando per i vicepremier Salvini e Di Maio e buona parte della squadra di governo (sicuramente i ministri Toninelli, Trenta e Bonafede). In via 30 giugno saranno allestiti due maxischermi “in modo da rendere il momento più inclusivo possibile, per far sì che tutta la città possa presenziare” – conferma Sergio Gambino, il consigliere delegato alla Protezione civile – ma di fatto potrebbero parteciperanno meno persone del previsto.
I primi a chiamarsi fuori dal programma ufficiale sono stati gli sfollati, che per passare la mattina dell’anniversario si sono dati appuntamento alle 11 in via Fillak, sotto il ponte di ferro per mesi sede del presidio del comitato, dove il crollo “è stato ricordato già 11 volte, in questo anno, ogni 14 del mese”, fanno notare.
In un primo tempo inseriti tra i papabili invitati alla cerimonia, l’intenzione del comitato era quella di inaugurare proprio a un anno dal disastro l’autoambulanza acquistata con una parte delle donazioni ricevute in questi mesi.

A suggerire di anticipare a martedì 13 l’iniziativa, così come a far capire di preferire non ritrovarsi insieme per la commemorazione, pare però siano state le perplessità degli stessi familiari delle vittime, emerse in questi ultimi tempi. “Giusto così, rispetto al loro dramma il nostro è stato un niente – riflette Franco Ravera, del comitato di via Porro – Ci troveremo dove ci siamo trovati per la prima volta dopo il disastro e dove abbiamo ricomposto la nostra comunità, in memoria delle vittime e della nostra sopravvivenza, perché quel giorno il ponte ha deciso di fermare il suo crollo prima di colpire le case”. Si devono ad altri motivi, invece, i (tanti) dubbi del comitato dei parenti delle vittime. Ad oggi, infatti, è confermata la presenza di poco più della metà delle famiglie coinvolte e invitate (“per adesso un totale di circa 150 persone”, aggiorna ancora Sergio Gambino), il comitato ha fatto capire di gradire “la possibilità di avere un’idea preventiva di come funzionerà la cerimonia”.

“Sappiamo ci saranno tanti esponenti politici, e spero non si trasformi in una passerella per loro, a discapito della memoria di chi è mancato – ha messo in guardia nei giorni scorsi Giuseppe Matti Altadonna, padre di Luigi, una delle vittime del crollo – Vorremmo incontrare di persona il presidente Mattarella, e spero che i tempi della giornata non ce lo impediscano”.
“Di passerelle ce ne sono state troppe, in questi mesi, ora spero arrivino risposte e tempo dedicato a noi”, ribadiva a Repubblica ieri Paola Vicini, madre di Mirko, il trentenne genovese ucciso mentre lavorava sotto il Morandi per Amiu. Ed ecco spiegata la tentazione di tanti di preferire alla cerimonia del mattino il ritrovo delle cinque di pomeriggio, ancora sotto il ponte che non c’è più, questa volta – è la conferma – “insieme ai soccorritori di quei giorni, che premieremo con una targa: Vigili del fuoco, Protezione civile, Croce Rossa, forze dell’ordine”.


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