Il giorno dopo, le pesantissime parole pronunciate nell’aula bunker di palazzo di giustizia fanno ancora rumore. Rimbombano al nono piano, dove il procuratore capo Francesco Cozzi ha potuto constatare quanto violenta sia stata l’offensiva dei legali di Autostrade per l’Italia (e della controllata Spea) nell’udienza più lunga e irriguardosa tenuta finora dopo il crollo di ponte Morandi.
Ma rimbombano anche nella testa dei pochi familiari delle vittime presenti lunedì. Ormai abituati a un feroce teatrino, che mai si sarebbero aspettati di vedere.
Eppure così è. Emmanuel Diaz, fratello di Henry, morto nella tragedia, non ha saltato un’udienza. E ammette che sì, “lunedì a un certo punto sembrava che gli avvocati fossero al bar. Ridevano, scherzavano, pareva che prendessero in giro il pubblico ministero. E intanto dicevano che non riuscivano a far valere i loro diritti. Io so solo che in obitorio non sono riuscito a riconoscere il corpo di mio fratello, perché era dilaniato. Ma a loro questo sembra proprio non interessare”.
Non è l’unico, Emmanuel, a essere sconcertato dal clima che si respira durante i due incidenti probatori in aula magna. Dove anche i numeri, con il passare dei mesi, sono cambiati. Le parti civili, che hanno trattato e chiuso con Autostrade la partita dei risarcimenti, sono uscite dal processo e sono sempre meno. Gli indagati, al contrario, sono lievitati fino a 74 fra Autostrade, la società controllata Spea, le varie articolazioni del ministero dei Trasporti. Lunedì l’udienza è durata dalle 9.30 alle 6 del pomeriggio. I legali “romani” degli indagati, a partire dall’avvocato dell’ex amministratore delegato Giovanni Castellucci, l’ex ministra Paola Severino, hanno reclamato l’accesso agli atti di indagine, in particolare il video che riprende il crollo di ponte Morandi, mai depositato dai pm Massimo Terrile e Walter Cotugno. Lamentando una “asimmetria conoscitiva”, e uno sbilanciamento a favore dell’accusa da loro considerata incostituzionale, perché l’incidente probatorio anticipa, di fatto, il processo, e deve essere svolto in contraddittorio. Una tesi legittima, e in diversi passi molto ben argomentata. Sennonché le considerazioni sono diventate attacco, quando un legale romano si è lanciato in un parallelo che negli uffici della Procura è stato poi vissuto come una vera e propria offesa.
L’avvocato ha invitato i pm a prestare la massima attenzione al principio di legalità e al rispetto dei codici, onde evitare di scivolare nel “diritto penale nazionalsocialista” praticato sotto il regime nazista. Nel quale il giudice, orientato politicamente, plasmava a proprio piacimento reati e codici. A quel punto il pm Terrile ha replicato aspramente ricordando, in primis, che in questo processo si sta discutendo di fatti che riguardano la morte di 43 persone, che meritano quindi maggior rispetto anche nella dialettica fra le parti.

Lo scontro verbale non poteva passare inosservato. Per Emmanuel Diaz, “il pubblico ministero sta lavorando benissimo. Anche se alcuni legali sono strafottenti, lui sta reagendo bene, non perde mai la calma ma risponde battuta su battuta. Per me venire a ogni udienza è come tornare al 14 agosto, ma continuo ad avere fiducia nella giustizia. E secondo me il giudice sta tenendo molto in considerazione anche quello che dicono gli avvocati degli indagati, non è vero che ascolta soltanto il pm. Complimenti a lei che riesce ad essere così equilibrata”.

Non sono dunque certo i contenuti, alcuni di alto livello giuridico, ad aver suscitato indignazione. Semmai la vena a volte sarcastica, altre volte minacciosa. Come quando un avvocato genovese di un importante studio legale ha citato alcune sentenze di Cassazione a sostegno della propria tesi: ovvero che un pm che formula quesiti inammissibili è soggetto a procedimenti disciplinari.
Il pm Terrile ha replicato ironizzando sul fatto che dopo 36 anni in magistratura non pensava di rischiare una sanzione, pur confidando in un’archiviazione visto l’attuale momento turbolento del Consiglio superiore della magistratura. Tutto comunque era iniziato con un legale romano che, per criticare la mancata consegna del video del crollo e altra documentazione, ha tirato in ballo il “principio di indeterminazione di Heisenberg”, ovvero un pilastro della meccanica quantistica che ha a che fare con l’impossibilità di conoscere i particolari di un sistema senza perturbarlo.
La discussione riprenderà il prossimo 18 giugno. Quando il gip Angela Nutini dovrà rispondere alle richieste dei legali di Autostrade. Alla richiesta di depositare tutti gli atti di indagine che formano la base dei 40 quesiti sulle cause del crollo avanzate dal pm, la stessa accusa ha risposto no: “Se il Giudice decide domani che delle mie 40 proposte di quesiti ne ammette soltanto 3 o ne ammette soltanto 4, io una serie di documenti che riguardano quegli altri quesiti non li consegno ai periti”. Del resto, sostiene Terrile, qualsiasi incidente probatorio funziona così.


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