BOLOGNA – E’ in corso a Bologna il 32° incontro nello “spirito di Assisi”. Organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, Ponti di Pace vede la partecipazione di centinaia di capi religiosi, uomini della cultura e leader politici da tutto il mondo. Tra gli ospiti più attesi, la figlia di Martin Luther King. All’assemblea inaugurale intervengono il Grande Imam di Al-Azhar e il rabbino capo di Francia Korsia. Presente anche una delegazione ufficiale di vescovi dalla Cina. Nei 34 panel si parla delle sfide del mondo globalizzato, dalle migrazioni alle guerre dimenticate, dall’ambiente all’informazione. Spiega Andrea Riccardi: “Le religioni, in un mondo spaventato, diviso e arrabbiato, sono un soffio sereno che alimenta la coscienza del destino comune tra i popoli”.

 Ponti di Pace, portici e arcate, corridoi umanitari. È uno tra i più importanti incontri interreligiosi del 2018, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. È il trentaduesimo appuntamento dello “spirito di Assisi”, che riunisce imam, vescovi, rabbini, monaci buddisti, esponenti delle religioni asiatiche, personalità della cultura e della politica, per ribadire che “solo la Pace è santa”. Il 16 ottobre ricorrono i quarant’anni dell’elezione di Karol Wojtyla: tra le immagini più note del suo pontificato, vi è quella del 1986, quando convocò i leader religiosi, con i loro abiti variopinti, nella città di San Francesco, proponendo di diventare insieme artigiani di pace. Sant’Egidio ha raccolto quell’eredità, che quest’anno arriva nel capoluogo emiliano. Salutandoli, l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi ha parlato di “una carovana di uomini e donne di fedi diverse, di persone di buona volontà, che sono diventate una rete di amicizia e di comunicazione vera, una riserva di aria buona e di relazioni in un mondo inquinato di tanta intolleranza e che fa così fatica a intendersi”. Una novità è la delegazione ufficiale di tre vescovi dalla Cina, un bel segnale frutto del recente accordo con il Vaticano.

Tra paure, tribù contrapposte e religioni deculturalizzate. Dopo l’inaugurazione del 14 ottobre alla Fiera di Bologna, seguono 34 panel di studio e di lavoro fino alla grande cerimonia in piazza Maggiore di martedì pomeriggio, preceduta dalle preghiere secondo le diverse fedi in diversi luoghi della città. Gli uni accanto agli altri, per riannodare il filo di una speranza che vacilla, poiché, dice il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi, “molte paure aleggiano nei cuori di gente in cerca di rassicurazioni, anche contrapponendosi come una tribù contro l’altra nemica”. Nell’intervento introduttivo ha detto: “In questi anni lo spirito di Assisi ha puntualmente smascherato il fanatismo, affermando che la guerra nel nome della religione è guerra alla religione”. Alcuni partecipanti hanno perso la vita per il terrorismo, come il vescovo copro Amba Epiphanios, ucciso in Egitto il 30 luglio 2018, amico degli incontri di Sant’Egidio. “Le religioni – dice Riccardi – educano al dialogo: eppure i nuovi fondamentalismi vogliono spogliare le religioni del legame profondo e stratificato con la cultura, deculturarle per ridurle ad armi contundenti o ideologie. Invece le religioni sono culture stratificate di popoli: combattono l’ignoranza, anche quando si fa passare per santa, le semplificazioni fanatiche, ricordando la comune umanità”.

La Siria martoriata, il rabbino capo di Francia e il Grande Imam di Al-Azhar. A confermarlo è arrivato dal Cairo il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed Al-Tayyeb, ovvero la più alta istituzione culturale del mondo islamico. Ha detto durante la plenaria: “Il terrorismo non può essere opera di un popolo credente; esso nasce invece dal commercio delle coscienze e delle armi”. Annuiva accanto a lui il rabbino capo di Francia Hahim Korsia, mentre l’induista Sudheendra Kulkarni ha sostenuto che è “arrivato il tempo del rilancio delle relazioni di pace tra Pakistan e India”. Oltre al sindaco di Bologna Merola, al presidente del Parlamento Ue Tajani e a Romano Prodi, all’apertura sono arrivate le voci dalla Siria martoriata e scandalosamente giunta all’ottavo anno di guerra, con oltre 500mila morti, 6 milioni e trecentomila profughi fuori dal Paese e altrettanti sfollati interni. Il grido d’invocazione alla pace ha avuto le parole del patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem II e di Nour, una delle rifugiate portate da Papa Francesco nel volo di ritorno dall’isola di Lesbo e poi ospitata da Sant’Egidio. “Quando è iniziata la guerra, abbiamo pensato che fosse momentanea, ma poi ha stravolto una città, poi un’altra. La guerra rovina l’anima di un popolo, mi sono resa conto che tutti cominciamo a guardare male gli altri. In queste ore i siriani continuano a vivere sotto i bombardamenti, senza acqua ed elettricità. Una popolazione disillusa, tormentata da un doppio sentimento, quello di paura e di rabbia”.

Bergoglio chiede di educare alla pace i giovani. A parlare loro è la figlia di Martin Luther King. Papa Francesco, nel suo messaggio ai partecipanti, ha invitato “a coinvolgere in maniera audace i giovani, perché crescano alla scuola della pace e diventino costruttori ed educatori di pace”. Per loro ci sono dei panel dedicati alle sfide del mondo contemporaneo, a partire dalle migrazioni, con i corridoi umanitari per i siriani profughi in Libano di Sant’Egidio e delle chiese evangeliche italiane e la testimonianza di padre Alejandro Solalinde, il prete messicano che ha fondato il centro per migranti “Hermanos en el camino” (“Fratelli sulla strada”) e che i narcos vogliono morto. Sempre nei panel dei Giovani per la Pace, Bernice King, reverenda battista e figlia di Martin Luther King, interviene sulle discriminazioni di oggi. Ma migrazioni, odi etnici e nazionalismi razzisti sono temi trasversali all’incontro di Bologna. La prospettiva indicata dai capi religiosi è che il futuro è vivere insieme, è un destino comune nella diversità: “Tutti parenti, tutti differenti”, come diceva l’antropologa Germaine Tillion, scampata dal lager nazista.

Uno sguardo largo come il mondo. Il titolo dell’incontro, Ponti di Pace, viene declinato in diversi scenari, dall’Iraq alla Nigeria, dal Centrafrica al Camerun, dall’ambiente alla malattia. Un esempio concreto arriva da Mindanao, l’isola più vasta delle Filippine, colpita dalle violenze del terrorismo islamista di Abu Sayyaf, il gruppo indipendentista affiliatosi all’Isis. Il cardinale Orlando Beltran Quevedo, arcivescovo di Cotabato giunto a Bologna, spiega: “La vita quotidiana continua, ma la gente vive nella paura, che fa nascere il sospetto reciproco tra musulmani e cristiani. Da un lato vi è il timore degli attentati, dall’altro la polizia e i vigilantes, tollerati dalle forze dell’ordine, arrestano e uccidono senza processi, per il solo sospetto di essere coinvolti nel terrorismo o nel traffico di droga”. Continua: “In alcune zone Abu Sayyaf si garantisce l’appoggio della popolazione distribuendo i proventi delle loro attività. Rapiscono cristiani e commercianti cinesi per estorcere denaro, cioè usano il nome di Dio per traffici illeciti”. Lo spirito di Assisi soffia anche nelle lontane Filippine: “Insieme agli ulema musulmani abbiamo condannato il terrorismo e supportiamo il processo di pace, in cui Sant’Egidio è una preziosa alleata”. Grazie anche alla Comunità, da oltre un anno si è arrivati a un accordo tra il governo filippino e gli indipendentisti islamici del Milf, che ha posto fine a un conflitto che dagli anni Settanta ha fatto 50mila vittime. Il cardinale sottolinea l’utilità di incontri come Ponti di Pace: «L’intransigente condanna al terrorismo di autorevoli esponenti islamici, tra cui Al-Tayyeb, ha chiarito che la religione è presa in ostaggio da chi non ha diritto di parlare a suo nome».
 


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