ROMA – Layla è una giovane irachena, arrivata in Italia con un corridoio umanitario dal Libano. Oggi vive in casa di Guido, Giovanna e Laura. Hafsa invece è somala e ha appena 18 anni, a prendersi cura di lei da qualche settimana sono Camilla e Paolo. Nell’Italia dei porti chiusi, cresce il numero di chi apre casa. Sono centinaia le famiglie che da mesi accolgono rifugiati e richiedenti asilo. La loro è una piccola testimonianza, una forma di resistenza, che stenta però a farsi sentire nel Paese del “prima gli italiani”. Un numero per tutti: seicento, tante sono le famiglie che negli ultimi sei mesi hanno dato disponibilità a ospitare un profugo con la piattaforme Refugees Welcome. Fanno circa 100
al mese. Perché? «Per molte ragioni – rispondono Guido, Giovanna e Laura – in primo luogo come rifiuto di sentirci complici di scelte politiche non condivisibili, ma anche perché siamo una grande famiglia e la solidarietà per noi resta un fondamento».

Un passo indietro. Vivere con un rifugiato in casa? In Italia si può. Da Nord a Sud, dalla Caritas al Rifugio diffuso di Torino, da Refugees Welcome al progetto Vesta di Bologna, sempre più associazioni si fanno mediatrici tra richiedenti asilo e famiglie pronte ad aprirgli le porte di casa. Ma è pur vero che l’ospitalità domestica resta solo una goccia nell’agitato mare dell’accoglienza, sempre più in controtendenza rispetto a un Paese che chiude i porti e dichiara guerra alle Ong impegnate nel Mediterraneo. 

I seicento di Refugees. Refugees Welcome è una piattaforma online che dal 2015 mette in contatto “domanda e offerta”, ossia profughi in cerca di un tetto e famiglie disponibili ad accogliere. I suoi numeri sono in crescita. Sono circa 600 gli italiani che negli ultimi sei mesi hanno aderito al progetto. «In questo periodo molte persone ci scrivono per condividere con noi l’esigenza di fare qualcosa di concreto – racconta Fabiana Musicco, direttrice dell’associazione – vedono nell’accoglienza in famiglia una risposta, un modo per dire chiaramente da che parte si sta».

Chi accoglie di più? Le regioni che hanno accolto di più sono il Lazio e la Lombardia, mentre la città più ospitale è Roma. Le famiglie “accoglienti” sono principalmente coppie con figli (30% delle convivenze), seguite da persone singole (28% dei casi), da coppie senza figli (23%) e da coppie con figli adulti fuori casa (11%). In questi ultimi sei mesi, grazie al progetto Young Together, realizzato in collaborazione con il Consiglio italiano per i rifugiati, sono iniziate anche le prime convivenze fra giovanissimi. Come Giulia, Tommaso e Amira, rispettivamente 27, 28 e 25 anni: «Aprire le porte di casa? Se non lo facciamo noi giovani, chi dovrebbe farlo? Con Amira è stato un colpo di fulmine: ci siamo trovati in sintonia fin dal primo incontro. Sappiamo che ci potrebbero essere dei momenti di difficoltà, ma non ci spaventano».


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