Processo fondi Lega: condanne confermate in Appello per Bossi e l’ex tesoriere Belsito


Ridotta l’entità delle pene. Resta valido il sequestro dei 49 milioni per i quali il Carroccio ha ottenuto la “rateizzazione”


Al processo di Appello contro l’ex Umberto Bossi e il suo tesorire Francesco Belsito confermate le condanne anche se con pene ridotte a causa anche delle prescrizioni per alcune imputaizoni.
Per l’ex segretario Bossi un anno e 10 mesi mentre per Belsito 3 anni e 9 mesi.
Pene ridotte anche per i revisori.
Confermata, insieme alle condanne di Bossi e Belsito, la confisca degli ormai famosi 49 milioni di euro. Ovvero l’intera cifra percepita per i rimborsi elettorali relativi agli anni 2008, 2009 e 2010. Soldi che la Lega ha ottenuto truccando i bilanci, e che dunque va restituita nella sua totalità anche se di questo denaro una parte è stato effettivamente usato per spese di partito. La Lega oggi guidata da Matteo Salvini avrebbe potuto evitare tutto questo costituendosi parte civile in primo grado, ma dopo un “balletto” di decisioni si era tirata indietro.
 
Sulla restituzione dei milioni mancanti (nelle casse del partito la Guardia di Finanza ne ha trovati poco più di 2) è noto il discusso accordo raggiunto dagli avvocati del Carroccio e dalla procura di Genova: ovvero una rateizzazione spalmata nei prossimi 76 anni, con prelievi di 100 mila euro a bimestre, 600 mila euro l’anno.
 
L’accordo non preclude comunque lo stop all’inchiesta aperta, sempre a Genova, per il presunto riciclaggio di una parte di quegli stessi soldi incamerati da Bossi e Belsito. L’ipotesi dei pm Francesco Pinto e Paola Calleri è che sotto le gestioni di Maroni e Salvini non siano stati spesi tutti, ma messi al sicuro per evitare appunto possibili sequestri.
 
In particolare, i finanzieri sospettano alcuni movimenti attraverso la Sparkasse di Bolzano: da qui, a fine 2016, 10 milioni sono stati investiti nel fondo Pharus in Lussemburgo, e 3 sono rientrati all’inizio di quest’anno.

26 novembre 2018 – Aggiornato alle







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