Un urlo di gioia ha accolto la lettura della sentenza pronunciata dalla corte d’appello di Torino, che ha accolto in parte il ricorso riconoscendo in particolare, rispetto alla sentenza di primo grado, che a cinque ex rider Foodora vada riconosciuta la parità economica rispetto ai lavoratori subordinati del settore della logistica, con tredicesima, ferie e malattie pagate

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Un colpo di scena al processo per i cinque ex fattorini, che erano stati allontanati dall’azienda di food delivery dopo le proteste di piazza per le questioni relative alla paga oraria. I rider avevano chiesto il reintegro e l’assunzione ma su questi punti anche il giudice dell’appello non ha dato loro ragione, così come ha respinto la richiesta di risarcimento per presunte violazioni della privacy attraverso la app dello smartphone con cui venivano assegnati gli incarichi.

Ma la vittoria significativa per gli avvocati Sergio Bonetto e Giulia Druetta riguarda il risarcimento dei pagamenti e dei contribuiti previdenziali non goduti. La Corte ha riconosciuto «il diritto degli appellanti a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione all’attività lavorativa da loro effettivamente prestata in favore di Foodora sulla base della retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del quinto livello del contratto collettivo logistica-trasporto merci dedotto quanto percepito». Inoltre, l’azienda tedesca dovrà riconoscere ai cinque fattorini un terzo delle spese di lite, che complessivamente tra primo e secondo grado ammontano a poco meno di 30mila euro.


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