SI CAPISCE tutto dai primi cinquanta retweet. Tutto cosa? Il tasso di “infettività”, chiamiamolo così, di un contenuto. Se decollerà, e diventerà un intervento stracondiviso in rete e che farà chiacchierare, o se rimarrà uno dei miliardi di interventi magari interessanti ma destinati a una precoce scomparsa. La formula magica della viralità, almeno su Twitter, l’ha svelata uno studio firmato da Li Weihua e dal suo team della Beihang University, il grande ateneo dedicato a ingegneria, tecnologia e in generale alle scienze dure, pubblicato su Plos One.
 
Con la crescita continua di social media e piattaforme sempre diverse, il punto di partenza del team è stato quello di capire in che modo quanto circola su Twitter, Facebook e compagnia possa influenzare i nostri pensieri e le nostre opinioni. Tema gigantesco che tocca miliardi di persone e, su Twitter, circa 330 milioni di utenti. Un modo per farlo è stato tentare di capire e prevedere la diffusione del “contagio sociale”, per così dire, su questi ecosistemi digitali che d’altronde della pervasività e dell’ampia circolazione dei contenuti fanno il loro epicentro del modello di business. Tutti sono alla ricerca della notorietà su quelle piattaforme e uno dei modi più efficaci è produrre contenuti che coinvolgano e dunque fruttino nuovi follower.
 
In passato c’è anche chi ha provato a usare modelli scientifici utilizzati nelle reali epidemie sanitarie, debitamente rielaborati, per capire la diffusione di idee e contenuti sulle reti sociali. Ma si è spesso trattato di proiezioni su moli di dati ristrette. Il team cinese ha invece messo sotto la lente oltre 12 milioni di “cinguettii” e più di 1,5 milioni di retweet, raccolti nell’arco di un mese, tentando di analizzarne le dinamiche ed estrarne il segreto. La regola sembra appunto essere quella “del 50”: sono i primi 50 rilanci associati a un certo contenuto a decretarne la sorte. I ricercatori hanno infatti incorporato le stime sul “potere infettivo” di un tweet in un modello che ha consentito di seguirne il percorso e l’invecchiamento in termini di interesse.
 
Non solo. Sia analizzando i dati reali che quelli simulati, lo studio ha dimostrato che una previsione più accurata può essere effettuata proprio a partire dal peso e dall’influenza di quella cinquantina di primi rilanci: “Abbiamo proposto un modello di simulazione utilizzando i dati di Twitter per mostrare che quella sorta di potere infettivo, che riflette l’intrinseca potenzialità di coinvolgimento di un flusso di informazioni, può effettivamente migliorare la nostra previsione della viralità di una serie di post” hanno spiegato i ricercatori.
 
Nello specifico, e gli scienziati lo approfondiscono in diverse parti dedicate dello studio, i primi 50 retweet sembrano essenziali per capire se e come ogni tweet diventerà virale e quindi, allargando il tiro, come l’informazione circolerà su quelle piattaforme. I modelli predittivi hanno funzionato a partire da quel piccolo gruppo di reazioni. Ci si è fermati a un insieme così ristretto di rilanci per una ragione ben precisa: evitare pregiudizi che avrebbero potuto compromettere lo studio. Quando un contenuto ha già raggiunto una certa soglia di popolarità, infatti, ed è per esempio finito all’attenzione di account molto popolari, non ha più alcun senso interrogarsi sul se e come diventerà virale. La sfida, insomma, era coglierne le potenzialità fin dai primi momenti seguenti la pubblicazione.
 
Nel frattempo, sempre in termini di viralità, la piattaforma guidata da Jack Dorsey ha appena annunciato il lancio di una serie di nuove misure sperimentali: a partire da giugno gli utenti potranno infatti nascondere le repliche ai loro tweet. Potranno cioè moderare le conversazioni da soli, oscurando le risposte ai loro interventi che gradiscono di meno. Le diverse risposte potranno in qualche modo essere insabbiate, impedendone come accade ora l’immediata visualizzazione (anche se rimarranno a disposizione di chiunque si prenderà la briga di espandere il botta e risposta). L’obiettivo è per esempio togliere visibilità a troll e altre utenze che spesso si incuneano negli scambi tentando di far deragliare la conversazione. Certo potrebbero non mancare gli abusi: gli utenti potranno così tentare di inabissare anche i commenti con cui non sono d’accordo. “Le persone che lanciano conversazioni su Twitter sono molto importanti per noi e vogliamo dare loro la possibilità di fare in modo che gli scambi che inaugurano siano il più possibile civili con un po’ di controllo” ha spiegato Michelle Yasmeen Haq, product manager al social dell’uccellino. Invece di bloccare, zittire o segnalare le repliche che ritengono insensate, gli utenti potranno dunque celarle per evitare che rovinino una bella conversazione digitale.
 
 
 

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