QUARANTA anni fa il mondo della musica entrava in una nuova era. Quella della mobilità, dell’ascolto personalizzato, delle playlist (che ancora non si chiamavano così). Era aperta da un piccolo strumento portatile, un lettore di cassette audio, che la Sony chiamò Walkman. Nel 2004 scrissi questo pezzo per Repubblica, celebrando il venticinquennale del Walkman, che si apprestava ad andare in pensione: “Sono passati venticinque anni da quel 1979 in cui il nostro modo di ascoltare la musica cambiò, per mezzo di una macchinetta grande poco più di un pacchetto di sigarette, leggera, stereofonica e portatile, da ascoltare attraverso un paio di cuffie, dal nome facile e memorizzabile, “Walkman”. Venticinque anni è sembra passato un secolo: i dischi erano rigorosamente in vinile, Internet non era stata neanche immaginata, e i cellulari non esistevano, la musica si ascoltava in casa, in macchina attraverso l’autoradio o per strada attaccando l’orecchio alla radiolina a transistor. Se proprio si voleva portar con se la propria musica, bisognava affidarsi agli ingombranti magnetofoni, che di certo non consentivano un ascolto di grande qualità. A modificare in maniera sostanziale questo scenario ci pensarono tre giapponesi Kozo Ohsone, Masaru Ibuka e Akio Morita che nei loro uffici della Sony Corporation immaginarono e realizzarono il Walkman, convinti del fatto che i ragazzi, in tutto il mondo, non aspettassero altro che un oggetto semplice, portatile, economico e leggero per ascoltare musica camminando (walk, per l’appunto).

“Questo è il prodotto che soddisferà tutti i giovani che vogliono ascoltare musica tutto il giorno. Possono portarselo appresso ovunque vanno. Il target che contiamo di raggiungere sono prevalentemente gli studenti ed i giovani in genere. Lo lanceremo definitivamente sul mercato prima di quest’estate”, disse Morita nel febbraio del 1979. “Diventerà la colonna sonora della vostra vita”, recitava lo slogan pubblicitario che il 21 giugno del 1979 presentò il nuovo oggetto al pubblico di tutto il mondo. E avevano ragione.

Fu una rivoluzione: in brevissimo tempo non solo i ragazzi ma anche gli adulti iniziarono a indossare le cuffie e a portarsi dietro la propria musica, in autobus, in metropolitana, facendo jogging o ginnastica in palestra, realizzando personalissime compilation sulle cassette e ‘sonorizzando’ in maniera creativa l’ambiente circostante, in completo isolamento acustico. La ‘musica portatile’ e personalizzata iniziò a sostituire sempre più frequentemente il consumo di dischi, le cassette andarono a ruba e per un certo periodo superarono le vendite dei dischi, le compilation fatte in casa abituarono gli ascoltatori ad una fruizione diversa da quella alla quale i vecchi padelloni in vinile avevano abituato una generazione intera.

Impossibile quantificare il numero dei Walkman che da allora ad oggi sono stati venduti, qualche esperto ipotizza che la cifra totale sia ampiamente al di sopra del miliardo, qualcun altro dice che anche questa cifra sia bassa rispetto alla realtà. Ed è probabile che sia davvero così, perché il piccolo ‘cassette player’ con le cuffie è entrato in tutte le case e in tutte le tasche, da quelle dei ragazzi in jeans a quelle dei manager in giacca e cravatta, modificando abitudini e comportamenti, abituando la gente a portare sempre con se un po’ di entertainment a basso costo.

Quando si affermò il cd, alla metà degli anni Ottanta, la Sony introdusse il cd walkman e poi, negli anni Novanta, il Minidisc, cercando di ripetere il successo del Walkman, ma nessuna nuova tecnologia riuscì a ottenere gli stessi risultati.

Per quanto sia entrato nell’uso comune e individui un oggetto, Walkman non è una parola comune, non è come dire “televisore” o “radio”, perché si tratta di un marchio registrato. Il Walkman è, insomma, della Sony. O meglio “era”, perché qualche anno fa un tribunale austriaco ha assolto una ditta, la Time Tron Corp, che aveva messo in commercio dei lettori portatili di audiocassette descrivendoli nel catalogo come dei walkman. La Sony aveva fatto causa ditta ma secondo i giudici austriaci la parola walkman è talmente entrata nel linguaggio comunque da essere diventata ormai un sinonimo di lettore portatile di cassette o cd. E come prova hanno mostrato un dizionario tedesco che ha inserito nei suoi aggiornamenti anche il walkman, senza minimamente menzionare la Sony.

Oggi, dopo venticinque anni di onorato servizio, anche il walkman sta andando in pensione, sostituito dalle nuove macchine digitali, dai lettori di file mp3 e da un nuovo oggetto del desiderio, l’iPod della Apple, che in Inghilterra e negli Usa ha già il dominio del mercato della musica portatile e sta facendosi strada anche da noi. Leggerissimo, elegante, con una memoria capace di contenere migliaia di canzoni e non le poche decine del walkman, l’iPod è il lettore multimediale per eccellenza, il figlio del cd e di Internet, il nipote digitale del walkman. E’ ancora troppo caro per entrare in tutte le tasche, ma ci metterà poco a cambiare, ancora una volta, il nostro modo di ascoltare la musica”.

Dal 2004 a oggi sono passati altri quindici anni, e la rivoluzione è stata così veloce che l’iPod non ha fatto neanche in tempo a celebrare i suoi venticinque anni, sostituito dagli smartphone e dai servizi streaming. E forse la rivoluzione non è ancora finita, perché l’era digitale non si è ancora manifestata in tutta la sua straordinaria potenza “disruptive”. Senza il Walkman, però, tutto questo non sarebbe nemmeno iniziato, senza quel lettore di cassette con le cuffie non saremmo arrivati al mondo musicale che oggi ci circonda. La vera rivoluzione iniziò allora, quaranta anni fa, quando i dischi persero la loro centralità e noi iniziammo a pensare che potevamo ascoltare quello che volevamo, quando volevamo, dove volevamo, aprendo la strada a qualcosa che oggi ha preso molte altre forme in media completamente diversi. Il vecchio Walkman non lo usa quasi più nessuno, per quanto le cassette siano tornate di moda in piccole nicchie di fan e sul web si trovino modelli recenti che hanno anche la capacità di trasformare le vecchie cassette in file digitali con grande semplicità. Ma celebrare quel luglio del 1979, quando il nuovo mondo fece per la prima volta capolino nelle nostre vecchie vite, è un buon modo per capire non solo da dove veniamo, ma forse anche dove stiamo andando.




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