Che ad Amatrice nevichi e la situazione sia tutt’altro che rosea per chi per il terzo inverno appenninico convive con le conseguenze del sisma del 24 agosto 2016 è una realtà che nessuno si sogna di negare, tutt’altro. Come fa Repubblica che è andata a raccontare la situazione e a vedere come stanno davvero le cose.

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In questi giorni in molti avranno visto la foto che illustra questo articolo. Un vero e proprio accampamento ricoperto dalla neve, una situazione drammatica. Quell’immagine viene usata in queste ore per denunciare la contraddizione di quei “buonisti” che vorrebbero accogliere i migranti quando invece i terremotati di Amatrice sono sotto due metri di neve.

Quella foto è efficace, drammatica, forte. Un’immagine vale più di mille parole in fondo.

Però quella foto non è di Amatrice. È uno scatto ella situazione in cui vivono in Libano i rifugiati siriani (sì, proprio quelli che fuggono dal proprio Paese in guerra e che a volte approdano sulle coste italiane). Si tratta del campo profughi di Arsal, nel nord del Paese, flagellato da una tempesta di neve.

Che poi chi l’ha detto che se si vuole una soluzione per l’emergenza migranti allora ci si sta dimenticando degli abitanti di Amatrice? Una cosa non esclude l’altra, non certo in un paese civile.

Ma non è una gara a chi sta peggio, naturalmente. Però le fake news sono anche queste: un’immagine decontestualizzata, la realtà piegata per convincere chi ci legge. E anche questo va denunciato. La realtà conta, o meglio dovrebbe contare, anche nell’epoca dei social e della post-verità.

 


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Mario Calabresi
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