ROMA. In queste ore la pistola “dimenticata in caserma” dal carabiniere Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma da un ragazzino americano, è uno dei punti dolenti su cui batte la ricorstruzione della tragedia. Eppure, secondo un’ordinanza di meno di due anni fa non ci sarebbero dubbi: le forze dell’ordine dovrebbero essere sempre armate, tanto in servizio quanto fuori servizio.

Ricordate il camioncino bianco che il 17 agosto di due anni fa, nel 2017, massacrò 15 persone zigzagando nella folla lungo la Rambla, il viale principale di Barcellona? Pochi giorni dopo quell’attentato islamista il ministro degli Interni, che allora era Marco Minniti, convocò il Comitato di analisi strategica anti terrorismo segnalando la “elevata opportunità che il personale delle forze di polizia porti con sé l’arma di ordinanza anche se fuori servizio”. Disposizione subito impartita dai vari ministeri coinvolti a tutte le forze dell’ordine, dai carabinieri agli agenti di custodia.
 
Quell’ordinanza, mai scaduta, non viene applicata perché “era un’indicazione legata a quella situazione particolare”, spiega la Polizia secondo cui portare l’arma fuori servizio non era comunque mai stato un obbligo ma solo una richiesta: nella quotidianità, “normalmente tende a portare l’arma fuori servizio solo chi lavora con incarichi delicati o a rischio”.
 
Certo, un’arma è sempre un’arma, anche se affidata a mani esperte come quelle di un professionista della sicurezza. Nei momenti meno drammatici, prima che il terrorismo diventasse un incubo, una parte consistente della pubblica opinione chiedeva con forza che si disarmassero anche gli agenti in servizio, quando non impegnati in operazioni delicate. Un po’ come i bobby londinesi, insomma, che quando occorre chiamano le forze speciali. Altro che armarli fuori servizio. Ma con il terrorismo la sensibilità è radicalmente cambiata.
 
D’altronde, la richiesta di Minniti non era un inedito. Una circolare emessa otto mesi prima, nel novembre 2016, dal Dipartimento di pubblica sicurezza invitava le forze dell’ordine a portare sempre con loro la pistola d’ordinanza, tanto in servizio quanto fuori servizio. Indicazioni ripetute su cui gli stessi sindacati di polizia intervennero ricordando che l’arma in dotazione è pesante e ingombrante e che, paradossalmente, ad agenti e militari fuori servizio non viene normalmente concesso il porto d’arma per sicurezza personale. Li si costringe, insomma, a scegliere: o rispettano le “indicazioni” di buona prassi di ministero e Dipartimento, portando la pesante e scomoda arma d’ordinanza; o alzano le spalle e la lasciano a casa, girando disarmati sebbene siano costretti comunque a intervenire di fronte a un reato o a un’emergenza.


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