Vestitini, biberon, pannolini. Sono tantissime le persone che si sono fatte avanti per dare una mano a Fara e alla sua neonata. Qualcuno ha persino dato la propria disponibilità per aprire le porta di casa ai due, arrivati al porto di Pozzallo sabato notte. “Abbiamo ricevuto tantissimi messaggi di gente che ha saputo di Fara e di sua figlia e che vuole dare una mano. La nostra provincia è rappresentata da queste persone, non da quel fatto increscioso accaduto ieri”, racconta Angelo Gugliotta della Misericordia di Modica. All’ospedale di Ragusa, dove è ricoverata la piccola, Fara è stata insultata da un gruppo di donne: “Ha un virus, è inaccettabile che stia qui”.

Una brutta pagina che ha scatenato anche la reazione di Emma Bonino: “Di fronte a tutto ciò non possiamo non sentire l’obbligo di reagire e provare a fermare quest’ondata di odio e xenofobia che sta pervadendo il nostro Paese, cominciando a denunciare pubblicamente ogni episodio, più o meno grave, di cui si ha notizia”, ha scritto su Facebook la leader dei Radicali.

Per fortuna a bilanciare l’episodio ci sono gli attestati di solidarietà di tanti cittadini: “Posso adottare entrambi?”, ha scritto una donna alla Misericordia. “Ogni piccolo gesto può essere utile, io posso portare delle copertine?”, scrive un’altra signora. E ancora: “Io ho biberon, vi servono?”. Tanti i messaggi, ognuno offre qualcosa: dai passeggini ai pannolini.

A mostrare solidarietà a Fara, vittima di violenza sessuale in Libia, e sua figlia ci ha pensato anche il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna che ha incontrato la donna all’hotspot di Pozzallo. “Quello di ieri è un episodio intollerabile, nei confronti di una giovanissima mamma che ha pure subito violenza, dal quale prendiamo le distanze. Non dobbiamo dimenticare che quando si parla di migranti, si parla di persone, essere umani e non di pacchi postali” dice il sindaco che ha regalato un mazzo di fiori e un giocattolo alla diciannovenne eritrea.


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