costume lo indossa) con la presenza di solo qualche ombrellone qua e là.

“L’area naturista va ampliata, si è costretti a stare pressati in pochi metri come sardine, lontani dai servizi igienici che un turista dovrebbe avere a immediata disposizione”, denuncia Fidenzio Laghi, ex presidente Associazione nudista emiliano romagnola. Una lunga battaglia, quella che combatte dall’86 per la zona nudisti della Bassona, tra ordinanze di

Nella riserva naturista di Ravenna si sta oggi stretti lettino contro lettino, incastrati come pezzi di un mosaico. Un sovraffollamento che, ricorda Laghi, “aveva già notato nel 2010 il prefetto di Ravenna Riccardo Compagnucci, che fece raddoppiare l’area. Negli anni successivi però è stata nuovamente ristretta, tornando insufficiente. Ma Compagnucci ormai non era più prefetto qui” .

E dire che nei tempi d’oro la Bassona è arrivata ad ospitare anche tremila turisti l’anno, con le amministrazioni a chiudere un occhio sui vuoti legislativi in nome dell’indotto che i naturisti una volta reindossati i vestiti portano in bar, ristoranti, alberghi. Nel 2012 il momento più critico, la crociata dell’allora sindaco Pd Matteucci per rimettere il costume ai bagnanti di Lido di Dante, sfrattando i nudisti dalla Riviera e incaricando la Forestale di sanzionare chi girasse “con gli organi genitali ben in vista”, da definizione di verbale.

Le sentenze hanno però sempre dato ragione a chi, multato, ha fatto ricorso, e girare con quegli specifici organi in vista è di nuovo tollerato. Ma ancora oggi senza un’ordinanza che lo riconosca ufficialmente, e adattandosi a star gomito a gomito coi vicini d’ombrellone.


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