Renzo Piano: “La mia scuola, luogo di dialogo e di libertà”


L’architetto presenta il suo progetto agli studenti a Futura


Una scuola in cui inclusione sociale, didattica e libertà sono un tutt’uno. Una scuola che diventa avamposto contro il degrado, palestra di formazione, strumento per rendere meno distanti le periferie. Renzo Piano chiude “Futura” dialogando con il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti davanti a una platea di studenti appassionati e curiosi. Ma prima, l’architetto che per Genova ha firmato il disegno del nuovo viadotto sul Ponte Morandi, che proprio ora comincia a diventare realtà con l’apertura dei cantieri, si ferma a riflettere sul progetto che da senatore a vita coltiva nella sua stanza “24” di Palazzo Giustiniani, a Roma, insieme a un gruppo di giovani: la scuola di Sora, in provincia di Frosinone, «una zattera con una base di cemento e una struttura in legno» che si sviluppa su tre livelli, ognuno con una vita autonoma, ma dialogante con le altre.
Una scuola che è paradigma, non certo perché la struttura dev’essere replicata allo stesso modo, ma per il valore di quanto di più pubblico abbiamo oggi in Italia, come appunto la scuola pubblica.
Architetto Piano, il tema dell’istruzione è uno di quelli che le stanno più a cuore. Ora sceglie di concentrarsi su un progetto che ha definito “sperimentale”. Ma di cosa si tratta?
«È vero, è un tema che mi interessa molto, anche per la sua trasversalità. Sto costruendo università a Parigi, Baltimora e New York, ma sono anche concentrato sulla scuola di Sora. L’ho definita sperimentale, ma non è nulla di stravagante, è invece molto funzionale e si rivolge alla scuola dell’obbligo, elementari e medie.
Ed è bello parlarne qui a Futura, fra i ragazzi, dialogando sulla grande tradizione italiana, in una città come Genova che sta attraversando una fase di sofferenza da cui sono certo saprà riprendersi presto».
Ma com’era la sua scuola? Ha pensato anche alla sua esperienza personale nel progetto?
«Elementari e medie le ho fatte a Pegli, nel Dopoguerra, altri tempi. Ma è vero che questo progetto viene da lontano e prende forma con un prototipo di duemila metri quadri, un insieme semplice su tre distinti livelli».
Un modello mutuabile nel Paese?
«Concettualmente sì, non ho la pretesa di pensare che possa essere ricostruito identico da ogni parte. Sora è un’area sismica, ma l’Italia e’ un paese di forte attività sismica, quindi la scuola deve essere innanzitutto un luogo sicuro».
E come l’ha concepita?
«Il piano terra è il luogo dello scambio fra scuola e città. La scuola è il posto in cui tutti vanno, i bambini, i genitori, i nonni, gli insegnanti, è il più pubblico che ci sia e ha una forte funzione sociale proprio come ruolo di scambio. La parte didattica si sviluppa invece al primo piano, con le aule che si affacciano su un cortile che ha un grande albero a foglie caduche, che ha il suo ciclo e il suo ritmo, d’inverno è aperto e d’estate fa ombra. A Sora sono otto aule per duecento ragazzi. Anche le aule, quindi, fanno parte di uno spazio comune e mentre sei in classe dialoghi con gli altri. E poi c’è un terzo livello, che è il tetto, il luogo della libertà e dell’esplorazione, da cui osservare il cielo, ma anche coltivare piccoli orti, in cui natura e luce prendono il sopravvento».
Funzioni che si incrociano e si fondono, quindi…
«Funzioni soprattutto che dialogano per condurre i ragazzi verso il mondo. Penso alla scuola come a una zattera di cemento, una piattaforma su cui si costruisce la struttura in legno».
Una scuola di legno?
«Sì, il legno è flessibile, leggero, è’ un materiale sostenibile. Useremo 1.200 metri cubi di legno e pianteremo subito 1.200 alberi. L’abete in 25 anni restituisce il legno che hai consumato».
Architetto, l’impressione e’ che però non ci sia grande attenzione al mondo della scuola…
«È un’impressione sbagliata. Intanto questo Paese ha una grandissima tradizione educativa, da Maria Montessori a Don Milani, a Mario Lodi e poi non è mai venuta meno la nostra curiosità.
Dobbiamo solo liberare questa energia vitale. Nel mio mandato di senatore a vita mi sono impegnato per dare vita a progetti sulle periferie e sulla scuola, temi coincidenti, perché la scuola è un punto di incontro fondamentale, un luogo pubblico ci confronto e di dialogo. Da questo punto di vista Futura e Genova sono i luoghi ideali per parlarne».

07 aprile 2019 – Aggiornato alle



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