Quello che per l’Europa e il mondo è un modello, per la procura di Locri è un reato, anzi un sistema basato su illeciti. Tuttavia, il tribunale di Locri che ha ordinato i domiciliari per il sindaco Mimmo Lucano, non sembra poi così d’accordo. Le contestazioni più gravi contro il sindaco – concussione, malversazione, truffa ai danni dello Stato- sono cadute o non hanno trovato riscontro, perché – sottolinea il giudice nel proprio provvedimento – “il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate”. Traduzione, la gestione dei fondi è stata magari disordinata e superficiale, ma nessuno ha intascato un centesimo. Dunque illeciti non ce ne sono.Tuttavia della monumentale richiesta della procura di Locri, qualcosa è rimasto in piedi. Due le accuse mosse a Lucano. Primo, secondo la procura avrebbe organizzato con la collaborazione della compagna uno o più “matrimoni di comodo” per permettere ad una donna nigeriana, cui era stata respinta la richiesta di protezione internazionale, secondo, aver forzato la procedura in modo da affidare alle cooperative nate a Riace, che danno lavoro a migranti e riacesi, il servizio di raccolta rifiuti.

La conversazione. A sostegno della prima accusa, ci sarebbe – a quanto pare – un’unica conversazione ascoltata dagli uomini della Guardia di Finanza. Intercettato, il sindaco ragiona ad alta voce con una non meglio specificata interlocutrice sulla delicata situazione di una ragazza nigeriana, cui è stato negato il permesso di soggiorno come richiedente asilo dalla commissione territoriale competente. “Se ne deve andare, se ha avuto per tre volte il diniego, ecco perché non lo rinnovano più. Ti spiego dal punto di vista dei documenti lei non può stare … mica dipende da … questo purtroppo, dico purtroppo perché io non sono d’accordo con questo decreto, come documenti lei non ha diritto di stare in Italia. Se la vedono i carabinieri la rinchiudono, perché non ha i documenti, non ha niente”. E a chi gli chiede lumi sulla situazione della ragazza spiega “Da un punto di vista umano ovviamente le possibilità che ha a Riace di non avere problemi sono più alte, si confonde in mezzo a tutti, però lei i documenti difficilmente ce li avrà, perché ha fatto già tre volte la commissione, ecco perché non rinnovano il permesso di soggiorno”

Il sindaco ribelle. Lucano non lo ha mai nascosto, si è sempre “autodenunciato” come sindaco ribelle, pronto a fare anche delle forzature pur di accogliere chi chiede aiuto e casa. E la conversazione intercettata lo conferma. “Io la carta d’identità gliela faccio. Io sono un fuorilegge perché per fare la carta d’identità io dovrei avere un permesso di soggiorno in corso di validità … in più lei deve dimostrare che abita a Riace, che ha una dimora a Riace, allora io dico così, non mando neanche i vigili, mi assumo io la responsabilità e gli dico va bene, sono responsabile dei vigili … la carta d’identità tre fotografie, all’ufficio anagrafe, la iscriviamo subito”. Lucano ha margine di manovra perché in un Comune di meno di tremila abitanti, dopo il pensionamento dell’impiegato che se ne occupava, ha assunto personalmente la delega di responsabile dell’Ufficio anagrafe. Pur di darle l’accoglienza che la commissione le ha negato, Lucano non si tira indietro. A chi lo interpella lo dice “sia come sindaco e soprattutto come responsabile dell’ufficio … proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge però non è che le serve molto che ha la carta d’identità”. Per questo, ragiona il sindaco con chi lo ha interpellato sulla situazione della ragazza “Sai qual è secondo me l’unica strada percorribile? volendo spremere le meningi, che lei si sposa! come ha fatto Stella. Stella si è sposata con Nazareno. Sono responsabile dell’ufficio anagrafe, il matrimonio te lo faccio immediatamente con un cittadino italiano … guarda come funziona Daniela, se lei … però dobbiamo trovare un uomo che è libero come stato civile … divorziato si …”.

La procedura per ottenere i documenti. Alla sua interlocutrice il sindaco spiega tutta la procedura e anticipa che per la ragazza non sarà difficile avere i documenti necessari. “Se lei si sposa a noi deve portare soltanto come richiedente asilo … almeno io non sto là a guardare se i suoi documenti sono a posto, mi fa un atto notorio dove dice che è libera di poter contrarre matrimonio e siccome è una richiedente asilo non vado ad esaminare i suoi documenti perché ovviamente uno che è in fuga dalle guerre non ha documenti con lei e mi basta una sua dichiarazione, un atto notorio … dovremmo chiedere all’ambasciata ma mi basta un’autocertificazione dove mi dice che lei è libera. Quello che invece è italiano che si vuole sposare con lei deve portare i documenti che è libero per sposarsi”. Dopo, aggiunge Lucano, la procedura è in discesa. “Se succede questo in un giorno li sposiamo. poi dopo mi chiede al comune il certificato di matrimonio … va alla questura di Siderno e chiede un permesso di soggiorno per motivi familiari perché si è sposata in Italia con cittadino italiano e non gli deve portare niente … solo il certificato di matrimonio … in quel modo, dopo che lei ha il permesso di soggiorno per motivi familiari, i tre dinieghi non hanno nessun valore è subentrata un’altra situazione civile … non solo, dopo un po’ di tempo prende anche la cittadinanza italiana”.
Allo stato, non è dato sapere se il matrimonio sia stato effettivamente celebrato e se e in che misura si sia trattato di un matrimonio di convenienza. Nella nota della procura di Locri, si parla di vari episodi, ma al momento non ci sono dettagli ulteriori al riguardo.


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml