Mancano gli indizi e persino le motivazioni per sostenere che Domenico Lucano abbia assegnato in modo illecito l’appalto per la differenziata. Arriva dalla Cassazione l’ultima spallata all’impianto accusatorio messo insieme dalla procura di Locri contro il sindaco sospeso di Riace, piccolo borgo della Locride divenuto simbolo mondiale di accoglienza e integrazione.
Finito ai domiciliari il 2 ottobre scorso per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per presunti illeciti nell’affidamento della differenziata a due cooperative sociali del paese, “L’Aquilone” e “Ecoriace”, Lucano è stato in seguito “esiliato” dal borgo dell’accoglienza dai giudici del Tribunale del Riesame. Contro quel provvedimento, il sindaco sospeso ha fatto ricorso fino alla Suprema Corte, che pur rimettendo il caso nuovamente di fronte ai giudici di Reggio, ha demolito uno dei principali capi d’accusa contro il sindaco. È la legge — sottolineano i magistrati della Suprema Corte — che consente «l’affidamento diretto di appalti» in favore delle cooperative sociali «finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate» a condizione che gli importi del servizio siano «inferiori alla soglia comunitaria». In più, le delibere di affidamento per quel servizio, effettuato — ci tiene a precisare la Cassazione — con la «modalità dell’asinello porta a porta», sono state adottate con «collegialità» e con i «prescritti pareri di regolarità tecnica e contabile da parte dei rispettivi responsabili del servizio interessato». Traduzione, a Riace non ci sono state né truffe, né illeciti. Gli appalti contestati erano assolutamente regolari. Ridimensionata appare anche la seconda contestazione mossa a Lucano, accusato di aver organizzato presunti matrimoni di comodo tra i suoi concittadini e stranieri in cerca di documenti validi. Per la Cassazione, il sindaco sospeso di Riace lo ha fatto, ma in un caso e solo per aiutare la sua compagna, Lemlem Teshfaun. Non si trattava di un metodo e non era pratica comune. Una valutazione di cui dovranno tenere conto non solo i magistrati del Riesame, chiamati a valutare se ci siano i presupposti perché Lucano debba stare ancora lontano da Riace, ma probabilmente anche il giudice dell’udienza preliminare di Locri, che in queste settimane dovrà decidere se mandare o meno il sindaco a processo.

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