Ha approfittato della visita che era programmata per questa mattina alle 11 all’ospedale Sandro Pertini di Roma,  per eludere la sorveglianza e scappare via. Una fuga da film per il detenuto V.S., arrestato in Messico ed estradato nel carcere di Rebibbia lo scorso 13 luglio dove doveva scontare la pena per i reati di truffa e falsificazione di carte di credito. Secondo quanto riferito dai testimoni sarebbe scappato via ancora ammanettato.

La caccia è scattata subito dopo l’allarme lanciato dalle guardie penitenziarie e la sua foto segnaletica è stata inviata a tutti i comparti della polizia, dei carabinieri e dei vigili urbani.
Militari e poliziotti hanno iniziato la ricerca in tutto il quadrante del Tiburtino tra via dei Monti Tiburtini, Pietralata e Casal Bruciato.

Gli investigatori stanno visionando anche le telecamere di sicurezza della zona: nei fotogrammi potrebbe essere stata registrato l’itinerario della fuga.
Il fuggitivo

Era stato arrestato dalla polizia messicana a Morelia, capitale dello Stato meridionale di Michoacán insieme ai suoi  due fratelli. Secondo le indagini falsificavano attrezzature provenienti dalla Cina, riconvertendole in altre simili ma di marche prestigiose.

I tre dunque acquistavano trivelle, trapani e saldatrici a cui toglievano la provenienza cinese, applicando etichette di marche conosciute come Makita e Lincoln Electric. attrezzi del valore di 40-60 dollari venivano camuffati, con fatture false, in altri di prezzo molto superiore, fra 300 e 1.000 dollari. A quanto risulta dalle indagini, avevano commesso le loro truffe non solo in vari Stati messicani, fra cui San Luis Potosí (centro), Veracruz (sud), Guanajuato (centro) e Nuevo León (nord), ma anche in altri Paesi latinoamericani (Honduras, Guatemala e Ecuador). Lo scorso 13 luglio stavano per essere messi in libertà provvisoria ma all’ultimo minuto sono stati trattenuti in carcere perché è emerso che due erano ricercati in Italia. Da lì è stato poi estradato nel carcere romano di Rebibbia.

rep

Proprio qualche giorno fa il nostro giornale aveva raccontato l’inchiesta aperta sullo stratagemma utilizzato dai narcoboss, dichiaratisi improvvisamente ‘tossicodipendenti’ per poter  passare in comunità

 


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