ROMA – La lunga telenovela che in questi mesi ha visto la Roma inseguire un allenatore con lo stesso slancio (e gli stessi esiti) con cui Willy il Coyote dava la caccia a Beep Beep sta per concludersi. Se ieri perfino il premier Giuseppe Conte ha scherzato sulla possibilità, in caso di caduta del Governo, di volersi candidare sulla panchina romanista, la realtà è che nelle prossime 48 ore Paulo Fonseca dirà il fatidico sì alla società giallorossa. Secondo la stampa portoghese, oggi a Lisbona andrà in scena l’incontro decisivo tra il futuro ds Petrachi, il Ceo Fienga e l’entourage del tecnico portoghese, che nelle ultime ore ha sbaragliato la concorrenza di De Zerbi e Gattuso. Fonseca, a cui la dirigenza capitolina è pronta a offrire 2,5 milioni netti più bonus, in realtà ha già da tempo lasciato intendere che sarebbe onorato di venire alla Roma. Negli ultimi giorni ha rilasciato numerose interviste in cui ha parlato dell’esperienza allo Shakhtar Donetsk sempre coniugando i verbi al passato, facendo capire che ormai la sua parentesi in Ucraina è al capolinea. Le uniche richieste che ha fatto alla Roma sono legate a un progetto di lunga durata, tradotto in un contratto di almeno tre anni, e garanzie tecniche concrete. Del resto, l’unica altra grande occasione che ha avuto con un top club non gli è finita proprio benissimo, dato che quando nel 2013 si ritrovò sulla panchina del Porto vinse sì il suo primo trofeo da allenatore, la Supercoppa di Portogallo, ma fu cacciato otto mesi dopo per gli scarsi risultati. Prima dell’esperienza coi Dragoes, l’allenatore nato in Mozambico 46 anni fa si era messo in luce con il Paços de Ferreira, una squadra che gioca in uno stadio da 5 mila posti e che lui riuscì a portare fino al terzo posto nella Liga portoghese, conquistando uno storico accesso ai play-off di Champions League.

I SUCCESSI CON LO SHAKHTAR – È però con lo Shakhtar Donetsk che Fonseca ha fatto il grande salto nel calcio europeo, qui si è consacrato a suon di vittorie. In Ucraina è sbarcato nel 2016 trovandosi a gestire la pesante eredità lasciatagli da un vecchio maestro di calcio come Lucescu e, malgrado le difficoltà iniziali (sfociate nella sconfitta nella Supercoppa d’Ucraina contro la Dinamo Kiev) il suo percorso è stato eccellente. Anche se ha vinto per tre volte di fila il titolo nazionale insieme a tre coppe ucraine e una supercoppa, secondo molti questi successi sono bugiardi. In fondo, dopo il fallimento del Dnipro e del Metallist, e con una Dinamo Kiev lontana anni luce dai fasti del passato, non si può negare che lo Shakhtar abbia avuto vita facile in patria. Per sua fortuna, alla Roma nessuno gli chiederebbe di vincere subito un trofeo e già questo lo metterebbe al riparo da una bella dose di pressione. Inoltre Fonseca ha già dimostrato di poter coniugare una chiara idea di calcio alla continuità dei risultati, avendo trionfato sia con piccole squadre come il Braga, o alla guida di club con scarsi mezzi economici sul mercato come lo Shakhtar.

CALCIO OFFENSIVO E MODULO 4-2-3-1 – Anche se non ha un palmares da stropicciarsi gli occhi, un lusso che tra l’altro al momento la Roma pur volendo non può permettersi, Fonseca ha la fama di allenatore offensivo, con un’idea di calcio votata al possesso palla e alle verticalizzazioni rapide. “Io non voglio solo vincere, ma anche giocare bene, non mi basta riuscire a portare a casa il risultato”, ha specificato non a caso ieri nel corso di un’intervista a un programma televisivo ucraino. L’impalcatura su cui ha costruito i suoi successi, soprattutto quelli ottenuti al timone dello Shakhtar Donetsk, è un 4-2-3-1 che si ispira alla filosofia di Pep Guardiola. A Roma, dove l’unico Fonseca che la gente rammenta è Daniel, attaccante uruguaiano che vestì la maglietta giallorossa tra il 1994 e il 1997, il tecnico portoghese troverebbe una piazza sul piede di guerra e una squadra col morale sotto i tacchi. Si troverà soprattutto un gruppo senza senatori, dato che De Rossi ha detto addio dopo 18 anni, Dzeko andrà all’Inter e Kolarov e Manolas hanno già un piede e mezzo fuori da Trigoria. Ad accoglierlo ci sarà però una bella truppa di giovani promettenti che avrà il compito di rilanciare e rimotivare dopo un’annata disastrosa. Se la proprietà americana ha scelto di puntare su di lui, è proprio per la sua capacità di lavorare con i giovani e per il suo carisma nello spogliatoio. A Roma porterebbe in dote anche una buona dose di ironia, come testimonia quella volta in cui si presentò in conferenza stampa con la maschera di Zorro dopo aver battuto il Manchester City nel in Champions League. Di questi tempi, in una città ostaggio della malinconia e della rassegnazione, sarebbe un buon punto di partenza. 


L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/sport/serie-b/rss2.0.xml