ROMA – Non è certo un compito semplice quello che attende Gianluca Petrachi. Il nuovo direttore sportivo della Roma, che si è presentato oggi pomeriggio alla stampa, è il quarto direttore sportivo dell’era americana e arriva a Trigoria dopo Sabatini, Monchi e Massara. Ognuno di questi ha portato qualcosa, nessuno ha portato trofei. Lui è sbarcato nella Capitale al termine della stagione più nefasta degli ultimi vent’anni, culminata con l’addio al veleno di De Rossi e quello ancor più catastrofico di Totti. Ha dovuto vincere un lungo braccio di ferro con il suo ex presidente Urbaino Cairo, che oggi ha dichiarato: “Non è stato un tradimento, ma mi aspettavo solo più sincerità da parte sua”. A differenza di Monchi e dei suoi slogan piuttosto infelici, Petrachi oggi non ha voluto fare proclami, ma si è limitato a dire che “Higuain è perfetto per la Roma e può essere il nuovo Batistuta”, che “non si farà strozzare dall’Inter per Dzeko”, che “Zaniolo deve restare con i piedi per terra” e che “Barella è ormai un capitolo chiuso”. 
 
Petrachi si presenta così: “La prima cosa che mi viene da dire è che sono molto felice di essere alla Roma. E’ un onore per me. Qualsiasi mio collega ambisce ad arrivare alla Roma, sono onorato ed orgoglioso di essere qui. Faccio questa premessa e voglio ringraziare il popolo granata che mi ha sostenuto in questi 10 anni di lavoro. Non l’ho fatto prima perché non ho fatto dichiarazioni ufficiali, ma ci tenevo a farlo perché per me parte una nuova sfida ed ho ambizione di far bene”.
 
Quali sono le sue prime impressioni dell’ambiente romanista?
“Il Centro Sportivo di Trigoria lo conoscevo già. Una delle mie prime trattative le feci qui, quando presi Cerci e ci sono tornato due anni fa quando comprai Falque e Ljajic. Ora è più bello, ma la dimensione di Trigoria dà la parvenza della grandezza di questa società”.
Quale sarà il rapporto con Fonseca? Quali caratteristiche l’hanno convinta a prenderlo come l’allenatore?
“Io sono stato subito colpito da Fonseca. L’ho seguito per molti anni perché c’era un calciatore che volevo portare a Torino. In quelle partite ho visto la dimensione dell’allenatore, ho visto un’idea di gioco, corta, aggressiva e recupero di palla immediato. È’ una mentalità che amo. Ho fatto il calciatore, anche se non di grande prestigio, seppur qualche presenza l’ho fatta. Se avessi avuto un allenatore come Fonseca, e non è una sviolinata, la mia carriera sarebbe potuta essere diversa. Dà dettami precisi, ma non è un integralista, non è fissato sulle stesse cose. E’ molto attento e la sua voglia mi ha stregato. Credo che Fonseca possa dare a tutti i tifosi della Roma un’identità precisa della squadra che vedranno la domenica. Mi auguro che la gente possa rendersene conto già nelle prime amichevoli. Ma ci vorrà tempo, perché non è facile portare mentalità. Sono molto ottimista su Fonseca, abbiamo le idee chiare ed abbiamo la stessa visione di calcio. E’ fondamentale nel rapporto tra allenatore e direttore sportivo per far funzionare tutto bene”.
Quali sono le strategie di mercato per alzare l’asticella?
“Bisogna essere realisti, questo fa parte del mio carattere. Oggi la Roma si trova  all’anno zero, deve ripartire con dei valori e dei principi. Con la consapevolezza di portare giocatori che portano qualità morali. Chi viene con la pancia piena o solamente per pensare al denaro non fa parte dei miei calciatori. Io scelgo prima gli uomini e poi i calciatori. Per alzare il livello serve questo tipo di messaggio. Sento e leggo tanto, ma poso dire che la Roma non è una succursale, chi viene qui deve avere entusiasmo. Ho visto la voglia di Spinazzola, che non ha lasciato il Poggibonsi per venire alla Roma. Quella voglia sarà dentro tutti quelli che porterò alla Roma, deve avere l’entusiasmo che è in me. Lo scorso anno lo spirito di squadra e d’appartenenza si è visto poche volte. Cercherò di portare disciplina e entusiasmo. C’è gente che corre 90 minuti e dà l’anima, poi si può perdere, ma il tifoso si deve identificare con la squadra”.
Che futuro avranno Dzeko e Schick? Higuain può arrivare?
“Uno non si sveglia al mattino e decide di andar via. Se uno non vuole stare più alla Roma, si deve presentare con la squadra che lo vuole, presentando il grano, i soldi giusti e poi può andare. Non mi piace sentirmi strozzato. Non mi interessa se un giocatore ha l’accordo con un’altra società. Non è casa sua, lui deve aiutarla a crescere, ma non è sua. E’ la società che decide e la Roma non si farà strozzare da nessuno. Faremo le migliori scelte. Le prime soluzioni hanno un senso logico e calcistico. L’uscita di Manolas è figlia del fatto che lui voleva andare via. Ho parlato col suo agente e mi ha detto di andar via. Io gli ho detto: “Se vuole andar via, pagano la clausola e va via. Sennò resta qui”. Il Napoli ha fatto un’offerta importante, nella contropartita abbiamo preso Diawara, che rappresenta quel tipo di profilo di prima. Ieri mi ha chiamato e mi ha detto di essere disposto a non fare nemmeno un giorno di vacanza per venire qui ad allenarsi. Io voglio questa voglia e questo entusiasmo e la voglio in tutti i giocatori che sono qui”.
Molti dicono che Higuain abbia la pancia piena e sia meglio non comprarlo. 
“Io penso che chi discute Higuain è un pazzo. In questo momento ha perso un po’ di autostima e sicuramente potrebbe far comodo alla Roma, qualora Dzeko andasse via. Le motivazioni contano moltissimo. Qualora si dovesse aprire qualcosa con la Juventus, lui deve essere il primo a crederci. Sto cercando di portare calciatori con questa voglia, non è il campione a farmi mettere il salame sugli occhi e non vedere se non ci sono motivazioni. Per ritrovare il vero Higuain non c’è soluzione migliore della Roma. Qui potrebbe seguire le orme di Batistuta, qui ha lasciato un segno indelebile nella Roma. Sono cose di mercato che dovranno essere valutate più avanti. Oggi penso che Dzeko è un calciatore della Roma, che si renderà conto in ritiro che l’aria è cambiata, che il nuovo DS, il nuovo AD ed il nuovo allenatore vogliono lavorare in un certo modo. Se vuole andar via l’Inter deve pagare bene il giocatore e devo avere i soldi in tasca, altrimenti non lo faccio”.
Qual è il budget che la Roma le ha messo a disposizione?
“Non sono abituato a lavorare con i budget. Cairo non mi ha mai detto quanto devo spendere, chiederlo per me è nuovo. Pallotta mi ha detto che noi dobbiamo fare la squadra e investire sui giovani, perché è quello che preferisce, di prospettiva e con voglia. Siamo stati molto chiari: c’è da rinforzare la squadra e ripartire, ci sarà da aspettare qualcuno, perché se sono giovani c’è la consapevolezza. Io ho dato tre parametri dei calciatori e non mi è stato detto: “No, non si può fare”, ma “se sei convinto porta avanti la trattativa e portalo a casa”. Io condivido sempre con gli allenatori l’ingaggio dei calciatori, sarebbe la cosa più sbagliata, serve condivisione. Stiamo andando avanti, oggi siamo qui ed io sto già lavorando per prendere un calciatore oggi stesso, non so se ci riuscirò ma vediamo”.
Ci può aggiornare sulla situazione di Barella?
“Sono state dette gente inesattezze. Il suo procuratore ha già incontrato la Roma prima di me ed avevano raggiunto parametri economici e lui era contento. Poi dopo l’addio di Monchi eccetera si è perso un po’ il discorso di calciomercato, perché si aspettava l’arrivo di chi è adatto. Si è perso un po’ di tempo, perché se si parla di tanti milioni bisogna condividere. Si è inserita l’Inter, che ha fatto la proposta al Cagliari, Conte ha chiamato il giocatore e l’ha motivato. Il ragazzo ha ambizione di giocare la Champions. Io non ho mai cercato Barella, sono loro che hanno cercato me, dicendo che l’Inter stava traccheggiando. Tentar non nuoce, per me era già difficile prima, figuriamoci adesso. Il Cagliari vorrebbe darlo alla Roma, ma il giocatore ha scelto l’Inter. Barella può dire che vede il rallentamento e che vuole venire qui. Per ora è un capitolo chiuso. Forzare un giocatore e portarlo dentro, che aveva altre ambizioni. Deve avere motivazioni, se non le ha è giusto che vada lì”.
Che rapporto c’è tra lei e Franco Baldini?
“Io sono stato contattato da Baldini, come credo qualche altro mio collega. Lui è il consigliere e come tale gli ha proposto direttori sportivi. Io con lui sono stato chiaro, così come con Pallotta e con Fienga. Non transigo sulle scelte, sono condivise dal punto di vista economico, mi dicono se possiamo o non possiamo farlo, ma sulla scelta tecnica sono io a prendermi le responsabilità, come ho sempre fatto. Col presidente Cairo, al di là delle ultime discrepanze, non ho mai ricevuto imposizioni su chi prendere, mi sono sempre preso le responsabilità. Non sarà Baldini a condizionarmi o dirmi cosa devo fare. Prima che mi scegliessero sono stato chiaro. Baldini può essere una risorsa, perché vive il calcio a 360 gradi, ha fatto il mio lavoro. Se stasera mi chiama e mi dice: “Gianluca possiamo prendere quel calciatore, se ti piace lo prendiamo”. Benissimo, questa è la collaborazione che deve esserci tra un consigliere ed un direttore sportivo. Qualora dovesse accadere il contrario non sarò più su questa sedia”.
Ha visto entusiasmo in Zaniolo? A che punto è il suo rinnovo?
“Ha iniziato bene, ma ha avuto un calo sul finale di stagione. È uscito un po’ fuori dai parametri, e lui deve essere sempre sul pezzo. Tutti quelli che devono parlare di rinnovi saranno visti dopo. Lui un contratto ce l’ha e la società dovrà adeguarglielo ad un calciatore importante. Si fa presto a rendere dei miti alcuni calciatori che hanno appena fatto 15 presenze in Serie A. Andrei cauto. Ha le qualità per diventare un top, se lavora bene e con umiltà, come nei primi sei mesi di campionato, allora Zaniolo sarà il fiore all’occhiello, ma dovrà decidere lui. Deve stare con i piedi per terra, perché si perde facilmente il senso della ragione a quest’età. Nell’ultimo periodo si è smarrito, nella prima chiacchierata che ci farò lo ridimensionerò, anche se le cazzate a vent’anni le fanno tutti”.
Lei è venuto qui per vincere scudetti di bilancio o per vincere trofei?
“L’ambizione fa parte della mia vita. Le sfide mi hanno sempre appassionato. Tanti colleghi mi hanno chiesto ‘chi me l’ha fatto fare’ a venire qui. Fare il direttore sportivo qui e lasciare qualcosa di importante, vale il prezzo della vita professionale. Non posso dire che alzerò un trofeo, sarebbe da stupido: a Roma bisogna ricostruire, mettere fondamenta e cercare di rendere questa squadra vincente. Le cose non si costruiscono dall’oggi al domani, prima la casa si fa dalle fondamenta, non dal tetto, sennò ti cade in testa. C’è una discreta base, ci sono ragazzi con questi principi, poi il tempo dirà se Petrachi è riuscito a raggiungere un obiettivo, se la Roma vincerà un trofeo. Non amo le chiacchiere, non sono social, non rispondo a nessun giornalista. Se qualcuno pensa di avere favoritismi, sbaglia. Alcuni giornali a Torino mi hanno fatto la guerra: io non do spazio a nessuno, non suggerisco. Lavoro sul campo, sono attento ai particolari e non do vantaggi a nessuno. Il più piccolo dei giornalisti deve avere la consapevolezza di competere con i più grandi”. 
Ha ricevuto qualche richiesta di non cedere alcuni giocatori della rosa?
“Fonseca mi ha dato delle indicazioni, ma non le dico a voi. A volta capitano situazioni dove si può smentire, non farò nomi e cognomi. Il mister ha accettato perché ci sono calciatori su cui può lavorare e farli rendere di più”.
Qual é la situazione di  El Shaarawy?
“Ho sentito suo fratello, che fa l’agente con Pastorello, e gli ho detto che vorrei che restasse. C’è da parte mia la volontà di potergli rinnovare il contratto. Bisogna capire però che non bisogna strafare. Se ci sono cifre adeguate, lo merita, ma se vuole strafare io non posso competere con i soldi della Cina. Se vuole rimanere, io lo voglio accontentare. Se lui vuole andare perché lo riempiono di soldi e danno alla Roma quelli adatti per comprare il sostituto, io non tengo nessuno”.
Ci può spiegare cosa ha trovato Antonio Conte all’Inter che non trovava alla Roma? Perché non l’ha seguita in questa avventura?
“Conosco Antonio da più di 30 anni, siamo entrati nel Lecce nel settembre del 1981. Antonio vuole vincere immediatamente, è in una dimensione dove arrivare secondo è una sconfitta. Forse l’Inter ha qualcosa in più, dal punto di vista dell’organico e di prospettiva per vincere nell’immediato, secondo lui. Sicuramente qualche piccola ragione ce l’avrà, magari sul fatto che la Roma deve ricostruire i perni sui quali improntare le prossime stagioni, ma io gli ho detto che vincere la sfida a Roma valevano 5 scudetti con la Juventus o l’Inter. Non sono stato lì a pregarlo o convincerlo. Sono stato il primo a credere in lui, quando ha fatto panchina all’Arezzo, gli ho detto io di prenderlo che sarà l’allenatore del futuro. Lui è fatto così: non guarda in faccia nessuno quando c’è da vincere. Lo apprezzo e lo stimo, ma io, per come sono sentimentale e passionale, per come mi riconosco in questa piazza, mi piace il territorio, mi piacerebbe andare in centro per poter respirarla e trasmetterla nei calciatori. Il fatto che abbia fatto un’altra scelta mi è dispiaciuto, ma credo che Fonseca può essere una sorpresa per voi e per noi. Sono molto contento, non tutto viene per caso. La sua scelta mi dà molta forza, ho molta fiducia in questa persone ed in questo professionista. Quando giocavo contro la Roma c’era qualcosa di diverso, avevo la pelle d’oca all’Olimpico, mi è rimasto dentro. La tifoseria, se invogliata di pensiero e di voglia, può essere l’undicesimo uomo in campo. L’ho avvertita da avversario, se riusciamo a capirlo tutti già siamo un passo avanti”.
Ha avuto modo di parlare con Totti?
“Totti rimane la bandiera. È il simbolo di questa città, ha un senso di appartenenza meraviglioso. Ha fatto una scelta e da professionista non posso che accettarla. Mi ha sempre fatto un’ottima impressione, da avversario ti faceva rosicare perché vinceva le partite da solo. Averlo accanto da dirigente poteva essere un valore aggiunto. Tanti passaggi poteva farmeli prendere direttamente, è andata così e qualora volesse tornare io sono pronto ad accoglierlo”.
Esistono possibilità di un ritorno di Strootman?
“Si fanno tante ipotesi, si buttano giù tante cose. Ci sono calciatori in uscita e si fanno valutazioni, alcune escono ed alcune no. C’è stata un’idea riguardo un nostro calciatore, ma è una cosa molto remota”.
Ha parlato con Florenzi? Ci sarà più stabilità a livello di rosa?
“Non ho parlato con nessuno, solamente con Kolarov, che voleva chiedermi delle cose e l’ho invitato a parlare con me. Parlerò con gli altri la prossima settimana. Florenzi è il capitano. Il senso di appartenenza deve essere presente in ognuno di loro. Io mi lego a quelli che hanno il senso di appartenenza, mi lego a loro, con i fatti, ma non con le chiacchiere. Sai quanti ne ho visti che baciavano la maglia dopo il gol e dopo vogliono andar via? Non è il caso di Florenzi, lui per la Roma può dare la vita. Il senso di appartenenza la vedi dentro il campo, quando metti la gamba e rischi di rompertela. Mi lego con i giocatori, non con quelli che si fanno male e fingono di avere il problemino. Ci sono tante dinamiche nel calcio, che non emergono purtroppo. Io ti posso dire che loro capiranno qual è il mio senso di appartenenza e tutti devono pensarla così. Se qualcuno fa il furbo ed il fenomeno si ferma qui”.
Cosa pensa dell’addio di De Rossi?
“Mi dispiace che abbia smesso di giocare, non so se continuerà. Magari tra qualche anno tornerà alla Roma”.
Preferisce giocatori già pronti o nuovi talenti?
“Le grandi squadre si costruiscono con un mix. Io vorrei inserire qualche giocatore con esperienza, che ti aiuta a far crescere il giovane, perché non ha tante responsabilità. Sicuramente io vado per una squadra giovane, di gamba e con forza. La nuova generazione è di un calcio fisico, meno tecnico di Scarchilli che vedo lì, che andava a due all’ora ma era tecnico. Oggi il calcio è cambiato, se non c’è fisicità ti tritano. Io cerco di impostare una squadra fisica, con forza. L’idea tattica fa la differenza, avete tutti in mente l’Ajax, ha dato bambole alle grandi squadre, perché aveva il coraggio”.
De Rossi non ha rinnovato però…
“E’ inutile guardarsi indietro, dobbiamo far capire che vogliamo cambiare qualcosa. Io credo che dobbiamo basarci su quello che andiamo a fare ed identificarci con una squadra che sta nascendo, con una forza ed un coraggio di giocare a calcio diverso. E’ l’aspetto più importante”.
Mauro Icardi è un nome da fantamercato?
“Icardi è un ottimo attaccante, ha le sue problematiche all’Inter, non so cosa ne faranno. Io non rispondo a situazioni di mercate esplicite perché sono omertoso nel mercato”.

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