“Qui abbiamo tanti problemi, gli zingari non li vogliamo”. Monta la rabbiosa protesta dei residenti di Torre Angela, estrema periferia Est del VI municipio, che oggi pomeriggio si sono riversati in strada, di fronte all’ingresso dell’ex centro di riabilitazione in via dei Codirossoni, dove sono stati trasferiti 100 rom “fragili”. Sul posto sono subito arrivati anche alcuni dirigenti di CasaPound, pronti a cavalcare la rivolta dei residenti. Alcuni cittadini hanno rovesciato e incendiato alcuni cassonetti per evitare l’ingresso dei rom, calpestati e distrutti i pasti a loro destinati e c’è chi ha urlato: “Devono morire di fame”.

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 “Qui prima c’erano gli africani, ora i rom. Basta! l’unica cosa da fare per liberarci del problema è dare fuoco alla struttura, e lo faremo” hanno urlato  dopo aver impedito la consegna dei pasti ai rom, i cittadini si sono ammassati davanti all’ingresso dell’edificio e continuando a urlare frasi come “Andate via. Fate venire i terremotati che stanno sotto la neve”.

La polizia, che presidia il centro in assetto anti-sommossa, ha riportato la situazione alla calma ma non del tutto. Un centinaio di persone è rimasto davanti all’ingresso principale. A monitorare la situazione i reparti delle forze dell’ordine. “Non ce ne andremo, noi qui non li vogliamo. Siamo pronti a qualunque cosa, anche a dare fuoco alla struttura se serve”, racconta qualcuno tra la rabbia generale.

Nessun nuovo arrivò però. Nonostante la propaganda dell’estrema destra, i numeri dei rom nel quadrante non sono affatto aumentati. Nella centro, un ex Sprar che ospitata migranti, sono stati ospitati 75 persone di cui 33 bambini, 22 donne delle quali tre in stato avanzato di gravidanza. Una di loro si sarebbe sentita male a causa dello stress provocato dalla manifestazione di protesta.

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Si tratta di famiglie in stato di “fragilità sociale”, che erano ospiti nel centro del Comune in via Toraldo a tre chilometri di distanza dalla struttura attuale. Sono stati spostati di soli tre chilometri perché il Comune ha dovuto restituire le mura dell’immobile in via Toraldo al proprietario e il centro in via dei Codirossoni è stato individuato in seguito da una gara europea indetta dal Campidoglio già nel 2015.

A fronte di un simile scenario, “capite bene che le proteste sono del tutto prive di fondamento – osserva la portavoce del Forum del Terzo settore del Lazio, Francesca Danese – queste famiglie hanno delle gravi fragilità sociali. Sono integrate nel quartiere da anni e l’individuazione di quella struttura è utile garantire la continuità dei cicli scolastici per i più piccoli. Gli uomini si rivolgono ai Caf di zona, insomma non c’è ragione alcuna per manifestare oggi: questi atti di intolleranza sono figli del clima di odio che certa cattiva politica sta alimentando nel Paese”.

Maria Vittoria Molinari, dell’Unione sindacale di base (Asia-Usb) attacca il Campidoglio: “La vicenda è stata gestita male – dice – il municipio non è stato affatto informato del trasferimento e non ha potuto interloquire con la cittadinanza, spigare. Dal canto loro i cittadini protestano perché è stufa delle decisioni dall’alto”.

Davis, un libero professionista 41enne, è inferocito: “Urlo da oggi pomeriggio – esclama – il nostro quartiere sta diventando una fogna: con le carcasse delle macchine abbandonate, le strade piene di rifiuti e di buche. Le case popolari cadono a pezzi. Eravamo già pieni di rom, adesso i nostri non potranno più uscire di casa”.
Angela Barone, la presidente del comitato inquilini Isveur Torre Maura, precisa: “Mi hanno contattata alle 15 , sono entrata nel centro a parlare con gli operatori c’erano solo poche persone in strada, poi con il tam tam la protesta è cresciuta. I residenti non sopportano che la zona venga trattata come la discarica di tutti i problemi cittadini”.

 


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