Non accennano a spegnersi le polemiche tra la lega calcistica sudcoreana e la Juventus. Le tournée internazionali sono  solitamente una fonte di guadagno per le società calcistiche europee, tanto più se, tra i giocatori a disposizione, puoi contare su Cristiano Ronaldo, veicolo pubblicitario potentissimo per la Juventus. Un potenziale che rischia di ritorcersi contro la società bianconera, che nell’ultima amichevole del tour asiatico, quella disputata a Seoul contro il Team K-League, è stata costretta da un problema fisico a non far giocare il suo campione, contravvenendo a una clausola presente nel contratto con gli organizzatori  coreani. Nella promozione della partita, infatti, la presenza di CR7 era stata garantita per almeno 45 minuti, una mossa per attirare i 66.000 spettatori e appassionati che hanno riempito in ogni ordine di posto lo stadio  di Seoul. 

Protesta formale dalla Corea

Già durante la partita, non vedendo Ronaldo in campo, i tifosi avevano reagito con rabbia, intonando cori per Lionel Messi, il rivale numero uno di CR7 in questi anni. Protesta a cui erano seguite le domande piccate dei giornalisti coreani in conferenza stampa all’indirizzo di Sarri, spazientitosi dopo l’ennesima domanda sul mancato utilizzo del campione portoghese. Nei giorni successivi non sono mancate le proteste ufficiali da parte del The Fasta, società organizzatrice che, oggi, è bersaglio di una possibile class action da parte dei tifosi delusi. Lo studio legale Myungan, riportano la Reuters e la testata inglese BBC, avrebbe accolto  le richieste di risarcimenti, inizialmente di due tifosi che sono cresciuti esponenzialmente con il passare delle ore e dei giorni: circa 813 euro a testa, comprensivi di danni morali, che in caso di class action collettiva da parte dei 66.000 presenti arriverebbe alla considerevole somma di oltre 53 milioni di euro. Quasi il doppio di quanto percepisce annualmente lo stesso Ronaldo. “Molti hanno  comprato il biglietto per vedere Ronaldo – racconta Kim Min-Ki, legale dello studio coreano -. La The Fasta ha pubblicizzato l’evento annunciando un accordo con  la Juventus secondo il quale Ronaldo avrebbe giocato almeno 45 minuti”. Una condizione che, come conferma il campo, non si è verificata.  

The Fasta

La società coreana è ora al centro della bufera, al punto che la CEO dell’agenzia  coreana, Ms Robin Chang, ha ammesso alla tv SBS l’esistenza di questa clausola non rispettata dalla  Juventus. Che avrebbe ricevuto una lettera  di protesta formale dopo l’accaduto. Non è da escludere che possano esserci ripercussioni a cascata sulla Juventus, anche se al momento è tutto ancora  piuttosto  oscuro. “Quando mi sono lamentata con Nedved – ha aggiunto la Chang -, mi ha risposto che avrebbe voluto vedere anche lui Ronaldo correre, ma che il calciatore non voleva e che non poteva farci niente”.

La posizione della Juventus

Un problema fisico ha impedito a Cristiano Ronaldo di scendere in campo. La posizione della Juventus è netta e chiara, la decisione è stata presa di comune accordo tra il calciatore, il tecnico Sarri e la società. 

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