“Mi scuso con gli avellinesi, ho usato loro come paragone per ironizzare sul ministro Di Maio”. Il giorno dopo il siluro contro il vicepremier sulla questione dei negozi aperti di domenica (“lo facessero ad Avellino, qui a Milano non rompano le palle”), il sindaco Sala è costretto a tornare sulla questione.

Le sue dichiarazioni, infatti, hanno originato una vera e propria valanga di commenti. E se moltissimi si sono detti concordi, c’è stato anche chi si è chiesto per quale motivo proprio Avellino dovesse essere usato come termine di paragone negativo.

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Primo fra tutti il sindaco della città, Vincenzo Ciampi che, per inciso, è favorevole, invece, ai negozi chiusi di domenica. “Ricordo a Sala che, per fortuna, viviamo ancora in una nazione unica e indivisibile – ha detto – Certe affermazioni non le possiamo tollerare. Fa davvero specie che un sindaco ‘democratico’ se ne dimentichi. Avrebbe fatto meglio a stare zitto”.

Il richiamo ad Avellino, chiarisce oggi Sala, era diretto a Di Maio, perché è la città del vicepremier. Tra i vari a storcere la bocca c’era stato anche Clemente Mastella, sindaco di Benevento: “Sono indignato come meridionale – aveva detto – per le parole a vanvera e poco dignitose del collega Sala che spero chieda scusa alla città di Avellino”.

Chiarita la questione geografica, Sala ribadisce la sua posizione sulla questione principale: “Se approvassero una legge nazionale noi chiederemmo un referendum perché a Milano queste cose non funzionano”.


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