ROMA –  “Ho sulla scrivania una revisione della modalità di gestione delle scorte perché sono più di 2mila gli uomini in divisa al giorno che proteggono Tizio o Caio. Il ministro ovviamente non fa scelte politiche, per cui io non dirò toglietela a Tizio o a Caio, però ci sono alcuni provvedimenti di scorta che sono vecchi di 10-15 anni che non hanno più alcun senso e sicuramente recupereremo poliziotti e carabinieri. Entro la settimana prossima firmerò questo provvedimento”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a Radio Anch’io.

 “Questo è un Paese cha ha troppe scorte, diciamocelo. E siccome le risorse non sono inesauribili, forse una riconsiderazione va fatta. Su questo argomento, peraltro, il ministro Salvini ha una posizione laica, non ha dato percentuali”. Così ieri aveva dichiarato il capo della polizia Franco Gabrielli intervenendo alla presentazione a Roma del libro ‘La mafia dei pascoli’ di Giuseppe Antoci e Nuccio Anselmo. Secondo Gabrielli “bisogna uscire fuori da certi automatismi per cui una data carica presuppone il fatto di avere una scorta”.

Già nel novembre scorso il ministro dell’Interno aveva riunito il comitato nazionale ordine e sicurezza pubblica al Viminale invitando i responsabili a “razionalizzare” l’uso della tutela. Chiedeva che  tutti i dispositivi di protezione fossero “approfonditi per evitare errori di valutazione e garantire la tutela a chi è davvero in pericolo prevenendo abusi, sprechi e inutili sacrifici alle donne e uomini in divisa”.

Dunque via ad una rivalutazione delle 585 scorte che in Italia vedono impegnati ogni giorno più di 2000 unità tra poliziotti (910), carabinieri (776), finanzieri (290) e polizia penitenziaria (96). Si vedrà ora se saranno riesaminate tutte, comprese quelle al massimo livello di sicurezza, che in Italia è stato attribuito a 15 persone ritenute ad altissimo rischio e per la cui tutela sono impegnati ogni giorno 171 agenti.

Salvini chiarisce espressamente di non fare i nomi dei possibili obiettivi a cui togliete la tutela. Ma più volte ha ricorsato che “siamo il Paese europeo più scortato, che spende più soldi, investe più uomini”.  E hiù tre mesi fa aveva affermato, polemicamente: “Se c’è qualcuno che da 10-15 anni usa un poliziotto o un carabiniere come autista privato potrà farne a meno. Chi rischia sarà più tutelato, chi non rischia più prenderà il taxi, il treno, la metropolitana come tutti gli altri comuni mortali”. 

La categoria più protetta, oggi, resta quella dei magistrati. Per la protezione di 277 di loro (quasi la metà di tutti gli scortati) è impegnato il maggior numero di risorse. Sono invece 69 gli uomini politici nazionali e locali che usufruiscono di una tutela, 43 i dirigenti d’impresa, 21 i giornalisti e 18 gli esponenti di governo.

Sono quattro i livelli di tutela garantiti dallo Stato a seconda del livello di rischio valutato dal Comitato. Oltre a quello di massima allerta con più di un’auto blindata, segue il secondo livello con scorta su un’auto specializzata, il terzo con solo la tutela su auto specializzata e il più basso su auto non protetta. Ma ci sono anche delle vigilanze fisse e mobili davanti alle abitazioni di soggetti considerati a rischio moderato. La mappatura ordinata da Salvini ha rilevato che il maggior numero di servizi di scorte è concentrato nel Lazio ( il 31,6 %) e in Sicilia (21,9 %), seguite da Calabria (12,5%), Campania ( 12 %) e Lombardia (7,2%).
Nei giorni scorsi ha sollevato polemiche la decisione poi ritirata di togliere la scorta al giornalista Guido Ruotolo minacciato dai Casalesi. Contro il ritiro si erano pronunciati anche Di Maio e Fico.
 


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