A pochi giorni dal voto amministrativo in Sardegna riesplode il caso vitalizi in Consiglio regionale. A lanciare la palla infuocata è Massimo Zedda – ex sindaco di Cagliari – che guida l’opposizione di centrosinistra in Aula. Lo fa con un post su Facebook in cui allega le foto della bozza della prima proposta di legge del nuovo corso, con il presidente della Regione Christian Solinas (Psd’Az- Lega) che l’ha battuto alle regionali di febbraio. Il tema è, appunto, quello dei vitalizi. Vale a dire l’assegno di fine mandato per i sessanta onorevoli. Un tema spinoso e dibattuto, considerato simbolo dei privilegi della casta, additato come populista dai difensori. Di fatto ritenuto dalla Corte costituzionale “diritto inviolabile acquisito” per chi ha raggiunto l’agognato traguardo: una rendita a vita di 3-4mila euro al mese, abolita per gli eletti dal 2014 in poi. Sono invece pagati – attualmente – a chi ne ha appunto maturato il diritto fino a due legislature fa, circa trecento con una spesa annua pari a 17 milioni di euro.

Ora, tornano come novità. Ed è la prima iniziativa legislativa del nuovo corso, sottolinea Zedda. Portata avanti con procedura d’urgenza. Una bozza illustrata ai capigruppo dal presidente del Consiglio regionale, il leghista Michele Pais sul “Ripristino, – scrive nel post – comunque lo si voglia giustificare e definire, degli assegni vitalizi da riconoscere ai consiglieri regionali”. Il confronto con l’attualità, soprattutto economica, è da brivido: “Non la continuità territoriale, non la vertenza latte, non il porto canale di Cagliari, ma dopo tre mesi la prima legge è per le pensioni dei consiglieri regionali”. E non manca di citare tra i protagonisti proprio il candidato per il centrodestra alle comunali a Cagliari, già consigliere regionale per Fratelli d’Italia, ora capogruppo, Paolo Truzzu. C’è la sua firma sulla proposta – con tutti i colleghi di maggioranza – non quella dei capigruppo d’opposizione. Da qui l’appello al voto per Francesca Ghirra, considerata sua erede – già assessora all’Urbanistica della sua giunta – vincitrice alle primarie di coalizione.

Secondo la ricostruzione: “La spesa, a carico delle cittadine e dei cittadini, nel bilancio regionale, per il solo 2019 è pari a 1.149.984 euro, che si ripeterà per gli anni a venire di questa legislatura per un totale di 5.749.920 euro”. Un tema caldo per Zedda che prima di diventare primo cittadino a 35 anni, era già stato consigliere regionale per Sel e, con un gesto simbolico aveva già rinunciato – con le dimissioni nel 2011– alla pensione da circa 1800 euro, diritto acquisito dopo appena due anni e mezzo tra i banchi. “Nella bozza – aggiunge Francesco Agus, capo gruppo di Campo Progressista – c’è pure il principio retroattivo. Finirebbe per avere il vitalizio anche chi resta tra i banchi tre, quattro mesi. Anche per chi è vittima dei ricorsi al Tar. Sembra proprio un assalto alla diligenza, prendiamo il possibile finché dura”. Il riferimento è all’udienza del tribunale amministrativo chiamato a decidere sulla posizione di 15 consiglieri – di cui otto leghisti – che hanno usato l’adesione tecnica per la presentazione delle liste alle regionali. Un apparente cavillo che avrebbe potuto portare addirittura a nuovo voto in caso di approvazione. Ma i giudizi amministrativi si sono espressi per la bocciatura: tutto resterà così com’è.

L’asse più combattivo e in linea è quello del Movimento 5 stelle, guidato dalla capogruppo Desirè Manca. D’altronde lo stesso Zedda a marzo aveva lanciato un’apertura inaspettata proprio nei confronti dei grillini. “Non siamo qui per regalarci privilegi – afferma con energia Manca – si tratta di una cosiddetta ‘indennità differita’. Si reintroduce così il diritto alla maturazione per tutti con cinque anni e la possibilità di abbassare l’età necessaria a 60 anni. Una volontà di ritorno al passato nascosta tra le pieghe del provvedimento che punta ufficialmente a tagliare le cifre con il sistema contributivo. Ma ad allargare – allo stesso tempo – la platea agli attuali e futuri onorevoli.

A tarda serata la risposta della maggioranza, a nome del presidente del Consiglio regionale Pais è affidata a una nota istituzionale. Nessuna nuova proposta, sostiene. Bensì: “La proposta di legge che arriva all’esame della Prima commissione è la riproposizione letterale del testo che deriva dall’accordo Stato-Regioni in attuazione della Legge di Bilancio dello Stato e dalla Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali”. Eppure secondo Manca c’è una postilla che esclude proprio le regioni che hanno già tagliato. Sui tempi stretti cita il 30 giugno come data da rispettare per l’approvazione. E tenta di ribaltare la prospettiva, si tratterebbe di “equità sociale” per far rispettare: “Il principio di diritto in base al quale qualunque lavoratore, dall’operaio al professionista, e quindi anche il politico, debba ricevere un trattamento previdenziale in funzione a quanto versato”. Tiepido il Pd, anche se non ha firmato. Mentre la maggioranza va avanti compatta: lunedì inizia l’iter in prima commissione
 


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