ROMA – Rinnovo del contratto, procedure semplificate per stabilizzare i precari, stop al progetto di regionalizzazione (in Lombardia e in Veneto) della scuola italiana. Le richieste dei sindacati scuola non trovano risposte nell’incontro di ieri sera al ministero dell’Istruzione: lo sciopero generale e unitario del prossimo 17 maggio viene confermato.

Vi parteciperanno tutti: i confederali, Gilda, i Cobas, la stessa Anief che bussa alle porte del ministero della Pubblica amministrazione per ottenere la “certificazione di rappresentatività” (gli ultimi successi nelle elezioni Rsu le devono consentire di poter sedere al tavolo delle trattative).

Ieri la Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil, per voce del segretario Francesco Sinopoli, ha chiesto al ministro Marco Bussetti “risorse adesso” per un contratto già scaduto: “Il Documento di economia e finanza si costruisce oggi”, ha detto il segretario. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, ha sottolineato la distanza tra gli stipendi del personale della scuola e quelli del resto del pubblico impiego. L’ultima pubblicazione dell’Ocse, “Regard de l’éducation”, segnala come gli aumenti stipendiali italiani siano, in media, più leggeri e distanziati (ogni 4-5 anni) rispetto ai maggiori Paesi europei. Le ripercussioni sulla busta paga sono sostanziali. Rispetto ai lordi Ue, a fine carriera ai maestri italiani mancano undicimila euro in busta paga.
 
Bussetti, di fronte agli argomenti proposti, ha rimandato al Consiglio dei ministri di questo pomeriggio. Ai sindacati, però, ha voluto presentare il piano di assunzioni che svilupperà attraverso i prossimi due concorsi (annunciati nel videoforum di Repubblica Tv). Ieri Bussetti ha annunciato di aver firmato gli atti preparatori per il bando ordinario per la primaria e l’infanzia, per un totale di 16.959 posti. Quindi ha offerto la prima cifra per il grande concorso autunnale per la scuola media e superiore: Bussetti ha chiesto al Mef di poter assumere 48.536 docenti, 8.491 sul sostegno.
 
“C’è la volontà di procedere con il nuovo contratto di comparto – ha detto ai sindacati il ministro -, così come vogliamo aprire una nuova stagione concorsuale che possa portare energie nuove nella scuola italiana con un piano pluriennale di assunzioni che consenta a chi vuole intraprendere la carriera di docente di andare in cattedra e ai precari di essere finalmente assunti”.
 
Il mondo del precariato, però, si ribella: “Una nuova immissione di docenti in cattedra significa bloccare i precari oggi fermi nelle graduatorie”, è il coro dei gruppi a difesa (Terza fascia, Gae infanzia, idonei) sui social.
 


L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml