Vietato correre e saltare. Giocare a pallavolo neanche a pensarci. Nell’ora di educazione fisica al liceo linguistico “Ninni Cassarà” di Palermo saranno consentite solo “attività statiche”. L’ossimoro è scritto messo nero su bianco sulla circolare che la preside dell’istituto, Daniela Crimi, ha dovuto diramare agli insegnanti dopo aver visto in che condizioni si trova la palestra a pochi giorni dall’inizio delle lezioni: il pavimento pieno di avvallamenti neanche fosse una delle strade della provincia siciliana dove l’asfalto non viene rifatto da decenni, il parquet staccato in diversi punti, per tacere delle ampie zone dell’impianto che sono completamente interdette. Insomma: troppo pericoloso, se non impossibile, fare qualsiasi esercizio che non rientri nell’ambito delle “attività ludico motorie statiche”, come ha dettato la preside. Che ha dovuto fare ricorso a questa capriola burocratico-lingustica per evitare la chiusura totale della palestra. Per tenerla aperta, la dirigente scolastica ha dovuto modificare il regolamento di utilizzo prevedendo, appunto, lo svolgimento solo di “attività statiche”. Già, ma che significa? Esercizi sul posto, oppure qualche partita di ping pong sul tavolo che è arrivato in questi giorni, proprio per cercare di dare un senso alle ore di educazione fisica che i 700 studenti del Cassarà dovranno comunque fare.

Loro, i ragazzi, alla palestra che si sgretola sono ormai abituati. Il pavimento ha cominciato a gonfiarsi e il parquet ha cominciato a staccarsi due anni fa, a causa delle infiltrazioni d’acqua. “L’ex Provincia ci ha completamente abbandonati – denuncia la preside – non sappiamo a chi rivolgerci. Non ci resta che incatenarci davanti alla scuola”. Anche perché un’ulteriore capriola linguistico- burocratica per tenere aperta la palestra sarebbe davvero troppo ardita.


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