QUALCHE anno fa un esperimento svolto internamente da Facebook sconvolse il mondo scoprendo che sui social network le emozioni sono contagiose. Era il 2014 e la piattaforma provò, al solito con poca trasparenza e sollevando un sacco di polemiche, come riducendo artificialmente termini e post positivi o negativi gruppi di “amici” reagissero nello stesso modo. Adattandosi ai sentimenti prevalenti nella propria cerchia. Adesso una nuova indagine spiega che anche i video online ottengono lo stesso risultato: emozioni, sensazioni e umori si “contagiano” come fossero un’influenza di stagione. O quasi.
 
Il contagio emotivo, proprio così lo chiamano gli esperti, avverrebbe infatti anche attraverso la visione di clip e video in rete. Lo testimonia l’indagine in via di pubblicazione nel 2019 sulla rivista specializzata Social psychological and personality science dagli psicologi Hannes Rosenbusch, Anthony Evans e Marcel Zeelenberg dell’università olandese di Tilburg. Si tratta del primo studio a misurare il rapporto emotivo, per così dire, che si instaura fra social vlogger e spettatori. Il titolo, d’altronde, parla da solo: Multilevel emotion transfer on YouTube: Disentangling the effects of emotional contagion and homophily on video audiences. In particolare i ricercatori si sono concentrati sui video di YouTube, la principale piattaforma di condivisione video dai numeri record: ogni mese accedono infatti al sito di Google oltre 1,9 miliardi di utenti e ogni giorno i visitatori guardano oltre un miliardo di ore di video, generando miliardi di visualizzazioni. Una mole spaventosa. Non c’è ovviamente da dubitare che simili effetti non possano svilupparsi anche su altre piattaforme simili come Vimeo, la stessa Facebook Watch o Instagram Tv. Senza contare il tripudio di storie sulle più diverse applicazioni.
 
I precedenti studi sul tema, questo il punto, avevano analizzato il contagio emotivo solo sotto l’aspetto testuale. Cioè su piattaforme come Twitter o Facebook, analizzandone i contenuti scritti, notando appunto come i sentimenti siano in grado di muoversi online da una persona all’altra proprio come accade lontano da un display. Così gli scienziati hanno ipotizzato che lo stesso effetto potesse accadere quando guardiamo i video. Il risultato dell’indagine è stato sbalorditivo: proprio come contrarre il raffreddore da qualcuno con cui ci incrociamo tramite le clip e i contenuti mediali che consumiamo si può “raccogliere il mood”, cioè l’atmosfera e le sensazioni. Gli psicologi olandesi hanno messo sotto la lente più di 2mila vlog – cioè video in cui i blogger raccontano le proprie vicende quotidiane, i viaggi, le loro attività e così via – pubblicati su YouTube da 110 utenti. Si trattava di canali dall’impatto significativo, con almeno 10mila iscritti ciascuno, la soglia base di seguaci che sul sito di Big G sblocca una serie di funzionalità più efficaci. Ma alcuni di essi contavano anche milioni di iscritti. Poi hanno annotato le emozioni e le espressioni dei protagonisti e studiato parole e contesti delle risposte dei follower, per esempio tramite l’analisi dei commenti.
 
Due i fenomeni che sembrano innescarsi e che d’altronde starebbero anche alla base di quel fortissimo effetto di comunità che moltissimi personaggi, di ogni età e dediti a ogni genere di attività, riescono a costruire con migliaia, a volte milioni, di persone in tutto il mondo. La prima dinamica, di breve termine, era appunto il contagio di quella stessa sensazione che il vlogger sosteneva di provare o trasmetteva con linguaggio non verbale. La seconda, più sostenuta, era la costante ricerca a ricercare, unirsi, commentare utenti che esprimessero simili feedback emotivi.
 
Oltre che contagio, insomma, i video online sembrano innescare una sorta di “effetto specchio” rispetto ai vlogger. Quando uno youtube posta un video con un tono mediamente positivo, per esempio, l’audience reagisce accrescendo la propria positività, quasi facendola lievitare. Lo stesso fenomeno parte in caso di contenuti dal tenore negativo. Il che, per inciso, rende l’idea dell’importanza di questi riferimenti per l’utenza più giovane. Allo stesso modo, gli spettatori sembrano poi cercare sulle piattaforme vlogger che si allineino ai sentimenti che stanno provando. Insomma, un circolo virtuoso (o secondo alcuni vizioso) delle emozioni digitali.
 
Anche i ricercatori puntano molto sul tema della responsabilità online e sul fatto che la presunta distanza rappresentata dallo schermo di uno smartphone non possa essere considerata una reale distanza psicologica. Tutto il contrario: “La nostra ricerca ci ricorda che le persone che frequentiamo online influenzano le nostre emozioni quotidiane – ha spiegato Rosenbusch, principale autore dell’indagine – essere esposti a persone felici o arrabbiate può renderci più felici o più arrabbiati”. Un punto essenziale anche considerando che “la nostra vita sociale potrà muoversi sempre di più verso la sfera digitiale ma le nostre emozioni e il modo in cui ci comportiamo l’uno verso l’altro saranno sempre guidati dai processi psicologici di base”.


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