I magistrati della Procura di Agrigento si lasciano scivolare addosso le accuse del ministro Salvini: “Abbiamo agito in stretto coordinamento con la polizia giudiziaria. Erano tutti informati, tutti – dice il procuratore aggiunto Salvatore Vella, titolare dell’inchiesta – Quello che sorprende è la reazione del ministro. Il nostro lavoro è prendere i cattivi, bianchi o neri che siano. Se, oltre ai trafficanti africani e libici, ne individueremo di europei abbiamo tutte le capacità, la forza e il coraggio di andare avanti. Ma questo clima di tensione, disancorato dalla conoscenza dei fatti, non aiuta”. 

Le indagini sul caso SeaWatch ripartono questa mattina al Palazzo di giustizia di Agrigento. Il comandante della nave Andrea Centore  spiegherà come e dove ha salvato i 65 migranti presi a bordo e la rotta seguita fino all’Italia al procuratore aggiunto Salvatore Vella che ha iscritto il suo nome sul registro degli indagati per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, il titolo di reato classico di ogni sbarco, ma non per la violazione della direttiva Salvini, cioè l’articolo del codice della navigazione che impone l’obbedienza ad un ordine impartito da una nave militare, in questo caso la motovedetta della Guardia di finanza che al suo arrivo al limite delle acque territoriali italiane notificò al comandante della Sea Watch la diffida ad entrare.

L’interrogatorio di Andrea Centore avverrà alla presenza dei suoi avvocati Alessandro Gamberini e Leonardo Marini. Le indagini dei pm di Agrigento mirano, come sempre, anche all’individuazione di eventuali scafisti tra i 65 migranti a bordo. Accertamenti in particolare su due telefoni cellulari trovati ad uno degli immigrati. Uno sembra un satellitare e potrebbe essere quello fornito dai trafficanti per comuunicare la posizione. Di solito questi telefoni vengono buttati via durante la traversata. Dal suo esame e dagli interrogatori degli altri migranti, tutti ospitati nell’hot spot di Lampedusa, potrebbero venire spunti interessanti.

La nave resta nel porto di Licata sotto sequestro probatorio e non preventivo, dunque a disposizione della Procura per la ricerca e la valutazione della documentazione di bordo, compresi le registrazioni delle conversazioni con le sale operative della Guardia costiera.   


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