La presenza della SeaWatch3 che con il suo carico di umanità ha accettato l’invito a trovare rifugio nei pressi della costa siracusana, ha acceso i riflettori sulla complessità del momento storico che ci troviamo a governare, lasciando un segno profondo nella nostra comunità.

Sono orgoglioso, come primo cittadino di una città con 2750 anni di storia, che, ancora una volta, dal centro del Mediterraneo sia partito un messaggio chiaro e pulito di unità, di civiltà e umanità.
Ancora una volta i siracusani, le associazioni e tutte le istituzioni, hanno dato una grande prova di civismo, di senso del dovere e piena consapevolezza del proprio ruolo se pur in un contesto emotivamente non facile.

Le storie di vita dei 47 naufraghi costretti a poche centinaia di metri dalla nostra terra, hanno interrogato in ogni istante le nostre coscienze. Ma non solo. La vicenda della Sea Watch ha messo molti fedeli servitori dello Stato di fronte al dilemma: rispondere a una richiesta di aiuto, sostenuta anche da autorevoli rappresentanti istituzionali, o dare seguito alle disposizioni emanate dal Governo.

Nel rispetto assoluto delle istituzioni e delle differenti posizioni espresse, ho scelto da che parte stare e, da subito, ho saputo di non essere solo.  Dopo poche ore mi trovavo su un gommone, guidato da Stefania Prestigiacomo, per dirigermi a bordo insieme a una delegazione di tecnici e ad altri due parlamentari, Riccardo Magi e Nicola Fratoianni, tutti di diversa provenienza e storia politica.

Esistono valori eterni che appartengono ad ogni essere umano e che prescindono dalla contingenza e, soprattutto, dal gioco di parti contrapposte. Ecco perché bisogna sempre avere il coraggio di difendere quei valori con fermezza; molti lo hanno fatto prima di noi e molti altri continueranno a farlo quando non ci saremo più.

Desidero ringraziare personalmente, insieme al prezioso mondo delle associazioni di volontariato e al nostro Vescovo, i locali rappresentanti delle forze dell’ordine per il contributo dato in questa circostanza, e ricordare il lavoro encomiabile che le Forze armate svolgono ogni giorno per la nostra sicurezza, in realtà complesse e rischiose, spesso con mezzi non sufficienti, in Italia ma anche in delicati scenari internazionali. Donne e  uomini che indossano la divisa con grande dignità e rispetto, sapendo sempre di servire un bene superiore per cui sono disposti a sacrificarsi. Grandi italiani che tutti i giorni salvano vite, in mare e in terra in Italia e all’estero, sostenendo i più deboli e in difesa dei diritti umani. È questa l’Italia che vogliamo raccontare: l’Italia che salva e soccorre.

Esiste però un’altra narrazione a cui non possiamo sottrarci, a Siracusa come nel resto d’Italia. Quella di un paese impoverito e rancoroso, delle tante famiglie che non riescono più a pagare l’affitto, a mantenere i figli a scuola e che combattono quotidianamente per difendere la propria dignità. A queste famiglie, a queste persone naufraghe anche loro in un Paese che rischia la deriva, bisogna parlare e fornire risposte. È nostro preciso dovere andare alla fonte di queste nuove povertà e di  quell’odio che contrappone persone e istituzioni, che divide e disgrega anche le nostre famiglie rendendo il Paese più fragile.

Non basta provare a fare il nostro dovere. Bisogna ritrovare i valori del nostro stare insieme e chiedere  alla politica, tutta, uno sforzo di coesione e dignità. Invece di inventare ogni giorno nuovi nemici da combattere, proviamo a ritrovare insieme, in Italia come in Europa, il senso di quella fiducia che sta alla base di ogni relazione sociale.

*L’autore è il sindaco di Siracusa


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