ROMA, 16 MAG – Si dirige verso nord la Sea Watch 3, con a bordo anche due neonati di meno di sei mesi, un disabile e alcuni migranti con ustioni gravi. “I 65 naufraghi hanno bisogno di un porto sicuro ora”, è l’appello della ong tedesca. Finora caduto nel vuoto. Né l’Olanda, Stato di bandiera della nave, né l’Italia, né Malta “ci hanno fornito supporto o indicazioni. Ancora una volta, siamo soli”.

All’alba la Sea Watch 3 – con 65 migranti raccolti il giorno prima a 30 miglia dalle coste libiche – è stata avvicinata da una motovedetta del Paese nordafricano che ha intimato al comandante di allontanarsi dall’area. La nave umanitaria, sostiene il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem, non ha avvertito le forze di Tripoli del salvataggio che stava compiendo e quindi ora è responsabile della sorte dei migranti. “Se ci avesse avvertito – spiega Ghasem – li avremmo salvati immediatamente, ma ci ha comunicato l’informazione solo dopo aver fatto scendere i propri gommoni in mare. E’ dunque Sea Watch ad essere responsabile di loro e non noi”. Peraltro, aggiunge l’ufficiale libico, “Sea Watch non cessa di ripetere questo schema malgrado i nostri avvertimenti. Non ha assolutamente diritto di operare in quest’area”.

Rotta verso nord, dunque, per la nave con la bandiera dell’Olanda. E le possibilità sono due: o entra in acque italiane o in quelle maltesi. Con entrambi i Paesi – contrari ad accogliere i naufraghi – ci sono stati bracci di ferro nei mesi scorsi. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ieri ha minacciato la Sea Watch, diffidandola dall’entrare nelle acque territoriali: “i nostri porti sono chiusi”. E per rafforzare il concetto ha firmato una nuova direttiva invitando le forze di polizia a intimare l’alt alla nave nel caso provi ad entrare in area italiana.Rotta verso nord dunque, ma non c’è molto tempo da perdere.

“Il nostro team medico a bordo – riferisce la ong – riporta casi di ustioni gravi dovuti alla miscela di carburante e acqua del mare. Ci aspettiamo che l’Europa ci assegni un rifugio sicuro ora”.

Matteo Orfini, del Pd, si rivolge al presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “lei ha giurato di essere fedele ai principi della nostra Costituzione, non a Salvini: apra subito i nostri porti”. Il senatore dem Edoardo Patriarca chiede al ministro dell’Interno di far “verificare le condizioni di salute dei migranti a bordo. Non può negare un intervento umanitario. Un uomo che considera la Libia un porto sicuro, nonostante tutti i rapporti Onu, ha una credibilità uguale a zero”.
Intanto, saranno interrogati domani mattina dai pm di Agrigento comandante e capomissione della Mare Jonio, ancora sotto sequestro a Lampedusa, dopo aver salvato 30 migranti su un gommone.


L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml