Una Audi station wagon, intestata in leasing al padre, guidata da un ventenne napoletano della curva A del San Paolo, incensurato. Un tifoso che era in trasferta a Milano con un gruppo di amici, la sera di Inter-Napoli, e in via Novara al momento dell’agguato subito dai tifosi interisti. L’auto, come anticipato da Repubblica, è stata sottoposta a sequestro preventivo, eseguito dalla Digos di Napoli, da parte della procura di Milano, e sarà esaminata nei prossimi giorni: il sospetto degli investigatori è che sia quella che ha investito e ucciso Daniele “Dede” Belardinelli, il tifoso varesino 39enne leader della formazione neonazista dei Blood Honor. Il veicolo fa parte della carovana di auto e pulmini che ha trasportato una settantina di tifosi partenopei allo stadio Meazza, la sera di San Silvestro. E appare nei video, acquisiti dalla Digos di Milano, a poca distanza dal punto in cui viene ferito mortalmente il tifoso varesino. Il giovane tifoso napoletano abita nella zona di Salvator Rosa e proviene da una famiglia normale che non ha legami con la criminalità. Il sospettato ha tentato di negare di essere presente negli scontri di Milano, ma alcuni testimoni lo smentiscono. Il veicolo sequestrato non presenta ammaccature e dovrà essere sottoposto a una perizia, non ripetibile, per rilevare eventuali tracce di sangue. Si attende anche l’autopsia sul corpo di Belardinelli, che potrebbe essere eseguita la prossima settimana.

Le due auto contro il tifoso

È sempre più forte tra gli investigatori la convinzione che Belardinelli sia stato investito da due auto. Una notata da un primo tifoso coinvolto negli scontri, Flavio Biraghi. La seconda da Marco Piovella, il “Rosso”, capo dei Boys e della coreografia del tifo nerazzurro, arrestato domenica e interrogato due giorni fa dal gip Guido Salvini. «Belardinelli è stato uno dei primi a entrare in azione — ha messo a verbale Biraghi, anche lui indagato per rissa, difeso dall’avvocato Antonio Redaelli — . È stato colpito all’addome da un’auto di grossa cilindrata, una specie di Suv che andava a velocità sostenuta». «Ho visto Davide steso a terra, e un’auto che lentamente gli passava sopra con le ruote anteriore e posteriore destre», ha invece raccontato Piovella, difeso dagli avvocati Mirko Perlino e Carlo Melzi D’Eril, ai pm Michela Bordieri e Rosaria Stagnaro. Due versioni ritenute entrambe attendibili, che descriverebbero due momenti della stessa tragedia. La polizia è alla ricerca di altre quattro auto già individuate (che verranno sequestrate) partite da Napoli, con a bordo dodici ragazzi che saranno ascoltati dalla Digos come testimoni informati dei fatti.

L’audio dei tifosi napoletani

Oggi, accompagnato dall’avvocato Emilio Coppola, andrà in questura il tifoso autore dell’audio choc sugli incidenti di Milano: «Mamma mia cosa è successo! Sono usciti duecento di loro, li abbiamo secutati malamente, li abbiamo schiattati. Un macello», dice il tifoso parlando a un amico e vantandosi a ripetizione, con frasi particolarmente forti. «Cinque o sei li abbiamo lasciati a terra — aggiunge — Hanno chiesto loro tregua. Dopo che hanno preso il compagno loro morto per terra li abbiamo attaccati un’altra volta. Li abbiamo uccisi questi cani da pecora».
L’inchiesta si allarga
L’elenco degli indagati è destinato ad allungarsi. Oltre alla ventina di tifosi già accusati di rissa aggravata e detenzione di armi, sotto il faro dell’inchiesta ci sono altri 150 tifosi tra interisti — insieme ai varesini e ai francesi che hanno pianificato l’assalto di San Silvestro — e napoletani. Due giorni fa sono stati sentiti in questura i due nerazzurri che hanno portato Belardinelli in ospedale: il tifoso era ancora cosciente, lamentava solo «dolore alle gambe» ed era ancora lucido, tanto da dare generalità false, come spesso fanno i tifosi che finiscono in ospedale dopo gli scontri. Anche i due ultrà sono ora indagati per rissa aggravata.

“Oggi non ci andrei”

Ma è soprattutto il nuovo interrogatorio di Luca Da Ros, oggi pomeriggio alle 14 al carcere di San Vittore, che può dare impulso alle indagini, con nuovi riscontri agli accertamenti della Digos su video e ruoli all’interno del tifo milanese. Da Ros è l’unico ad aver rotto il muro di omertà tra gli ultrà della curva interista, chiamando in causa Marco Piovella, e ricevendo minacce e offese sui social. «”Il Rosso”, è lui che sposta la gente, è lui che decide — ha confermato Da Ros — . È il capo del gruppo, fa parte del direttivo della curva. Quella sera “il Rosso” ha detto “andiamo” e io sono andato. Siamo partiti tutti in macchina, eravamo circa 120 persone. Il mio autista era “Giotto”, uno dei “Boys” di Milano». Ieri l’avvocato di Da Ros, Alberto Tucci, è andato a trovarlo a San Vittore. «Non immaginavo quello che sarebbe accaduto — gli ha confidato il giovane — . Oggi non ci andrei». L’interrogatorio di oggi potrebbe aprirgli le porte del carcere, e portare nei prossimi giorni a nuove misure cautelari da parte della procura.
 

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Mario Calabresi
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