E’ cominciato all’alba il presidio davanti alla fabbrica occupata RiMaflow di Trezzano sul Naviglio. In circa 300, tra operai e simpatizzanti, manifestano in attesa che arrivi l’ufficiale giudiziario a consegnare l’ordinanza di sgombero mentre una delegazione è in prefettura per l’incontro sulla nuova trattativa per rinviare lo sfratto.

E’ l’ultimo atto di questa lunga vertenza iniziata sei anni fa con l’occupazione dello stabilimento da parte di 120 lavoratori che hanno avviato forme di produzione e laboratori artigianali, un’esperienza di autogestione operaia e di mutualismo che ha trovato validi alleati persino nella chiesa di Milano, con gli arcivescovi Scola e Delpini che sono stati più volte a celebrare messa fra i lavoratori nei capannoni dello stabilimento che occupa un’area di 30mila metri quadrati. Oggi lì hanno sede vari laboratori, botteghe artigiane, depositi, attività di stoccaggio e di produzione avviate in forma cooperativa dai disoccupati e sostenute da un grande numero di personalità, che in questi giorni hanno anche firmato un appello di solidarietà.  

La storia di RiMaflow, da ex fabbrica iper tecnologica a modello anti liberista

L’ultima minaccia di sgombero arriva attraverso un decreto di sfratto nei confronti di Virum. “Il decreto del Tribunale permette di ottenere la liberazione dell’area da persone e da cose, mentre le istituzioni sbandierano un’inchiesta sullo smaltimento illecito dei rifiuti, che ha portato all’accusa infamante di RiMaflow come parte di un’associazione a delinquere e all’arresto del presidente della Cooperativa Massimo Lettieri: ossia il rovescio esatto di quanto fatto in questi anni come scelta ambientalista e di contrasto della criminalità organizzata sul nostro territorio da parte di RiMaflow! “, spiegano i manifestanti in un post su Facebook.

Gli operai: “Il lavoro è dignità, combatteremo”

“Di questa inchiesta non si parla già più – continua il post – e si concluderà forse senza neppure celebrare un processo, mentre Virum si è sciolta come neve al sole ma sembra rimanere in vita solo per essere oggetto dello sfratto! Unicredit Leasing non accetta la regolarizzazione dell’occupazione, come proposto anche dalla prefettura di Milano per l’alto valore sociale dell’esperienza operaia di tutti questi anni, anni in cui la fabbrica sarebbe stata magari riempita di rifiuti poi dati alle fiamme, come succede ormai quotidianamente proprio in questi territori”.
 


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