Bisognerà attendere il 4 aprile per sapere se Mimmo Lucano, sindaco sospeso ed “esiliato” di Riace, dovrà affrontare il processo, ma il Viminale ha già annunciato che contro di lui si costituirà parte civile.

Finito ai domiciliari nell’ottobre scorso per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio, poi “esiliato” dal tribunale del Riesame che ha trasformato gli arresti in un divieto di dimora che da mesi lo tiene lontano da Riace, Lucano sta affrontando l’udienza preliminare chiamata a stabilire se gli elementi messi insieme dalla procura di Locri sono sufficienti per mandarlo a processo. La decisione è stata rinviata il 4 aprile, perché contro di lui e di altri 29 indagati, tutti coinvolti nella “macchina dell’accoglienza”, il pm ha depositato una nuova perizia contabile, che gli avvocati hanno chiesto di poter studiare prima di intervenire a difesa degli assistiti.

Il Viminale di Matteo Salvini invece non ha perso tempo. In apertura di udienza, tramite i propri legali ha fatto sapere che contro Lucano e il suo modello di accoglienza e integrazione divenuto un riferimento in Italia e nel mondo, ha intenzione di costituirsi parte civile, dunque di chiedere anche un risarcimento. Di tutt’altro avviso è stato invece per il cosiddetto “caso Montante”. Contro l’ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, fino ad un anno fa stellina dell’antimafia e in seguito arrestato per aver costruito e diretto una vera e propria associazione a delinquere, basata su dossieraggio e corruzione, il ministro dell’Interno ha deciso di non costituirsi parte civile. Al contrario, l’avvocatura di Stato sosterrà in giudizio le ragioni di uno degli imputati, Andrea Cavacece, capo reparto dell’Aisi.

“Tutta colpa di palazzo Chigi” ha risposto il Viminale al presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, che al riguardo ha chiesto spiegazioni. “Allo stato degli atti – ha aggiunto la presidenza del Consiglio – viste le contestazioni formulate nei capi di imputazione, non si ritiene sussistano ragioni per le quali l’Amministrazione dell’Interno ovvero altre Amministrazioni dello Stato, si costituiscano eventualmente parte civile”.

Perplessità che invece nessuno sembra aver avuto per Mimmo Lucano, che nella sua Riace non solo per anni ha accolto profughi e rifugiati, ma è stato per lungo tempo imprescindibile punto di riferimento delle prefetture alle prese con “l’emergenza Mediterraneo”. Un “sistema” che ha permesso di far rinascere il piccolo borgo della Locride e reso Lucano uno dei 30 uomini più influenti del mondo, ma che per la procura di Locri si baserebbe su una serie di illeciti e presunte irregolarità nella gestione dei fondi.

Accuse tutte cassate dal giudice Domenico Di Croce, che nell’ottobre scorso aveva disposto i domiciliari per Lucano, ma solo perché ritenuto responsabile di aver celebrato o tentato di celebrare matrimoni di comodo per permettere ad alcune ragazze straniere di ottenere la cittadinanza e per aver affidato in via diretta l’appalto per la differenziata ad una cooperativa sociale. Qualche settimana fa invece, un’ulteriore spallata all’impianto accusatorio è arrivata dalla Cassazione, che ha parzialmente accolto le istanze dei legali di Lucano, arrivati fino a Roma per contestare il provvedimento che “esilia” il loro assistito da Riace. 


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