BEIRUT –  In Siria centinaia di migliaia di arabi sono stati cacciati dalle zone cadute sotto il controllo delle milizie curde sostenute da Washington. Questo spostamento forzato di popolazioni sunnite è stato documentato da Organizzazioni Non Governative e da alcuni organismi internazionali, le accuse contro i curdi vanno dai crimini di guerra alla pulizia etnica. Gli sfollati sopravvivono in campi profughi improvvisati sul confine siriano-turco o, i più fortunati, sono stati reinsediati nelle città sotto il controllo del Free Syrian Army (FSA).

Il racconto di un esule curdo. Oggi questi sfollati sperano che i mutevoli equilibri delle forze nel Paese gli permettano al più presto di tornare ai loro villaggi. “Le milizie kurde non hanno nulla da invidiare a quelle dei jihadisti. Ci hanno cacciato dalla nostra terra e, Inshallah, torneremo presto”, dice Rami Kanjo esule a Beirut da Deir Jamal. “Eravamo 10.000 nel nostro villaggio e almeno 5.000 lo hanno abbandonato dopo la conquista curda”. Rami e la sua famiglia sono scappati quasi due anni fa. “Siamo stati anche fortunati, all’inizio abbiamo dormito in auto per mesi, poi abbiamo trovato rifugio in una roulotte in un campo a Chamarine, al confine turco. Infine ho deciso di raggiungere alcuni parenti qui in Libano, perché la mia seconda figlia aveva bisogno di cure per il cuore che in Siria non erano possibili”.

Le speranze e le paure. La speranza del ritorno si mescola, però, alla paura di trovare la sua casa devastata e saccheggiata. “Tutte le case appartenenti a chi è scappato dal controllo curdo sono state saccheggiate e devastate”. Sul suo cellulare, alcune foto inviate da chi è rimasto testimoniamo il saccheggio di quella che racconta essere la sua casa. “La maggior parte delle abitazioni è stata rapidamente riassegnata alle famiglie dei combattenti curdi. Come molti di noi sono stato inserito nella lista dei ricercati accusato di collaborare con il Fronte al-Nusra (ex ramo siriano di al-Qaeda, gruppo armato jihadista salafita attivo dal 2012 nella guerra civile siriana, sia in Siria che in Libano n.d.r.) ma è totalmente falso – sostiene Rami – l‘accusa serviva agli uomini dell’YPG come pretesto per prendersi la nostra casa”.

Le minoranze sotto pressione. Non solo gli arabi sunniti sono sotto pressione nelle aree conquistate dalle milizie curde. Cristiani Assiri e altre minoranze, che vivono nell’autoproclamata regione autonoma curda del Rojava nel nord-est della Siria, denunciano quotidiane intimidazioni, arresti ingiustificati e chiusura delle loro scuole. In conseguenza della loro lotta contro il cosiddetto stato islamico (IS), le forze curde, sostenute dagli Stati Uniti, hanno stabilito il loro predominio nella Siria orientale e proclamata l’autonomia delle aree liberate. In queste zone, le forze combattenti puntano esplicitamente alla nascita e all’indipendenza di una nazione curda, il grande Rojava, al confine con la Turchia.

Le tensioni cominciate l’estate scorsa. La tensione è salita e si è manifestata in tutta la sua gravità, la scorsa estate. Nel mese di agosto le Forze Democratiche Siriane, che controllano il territorio, hanno emanato un editto fortemente restrittivo e punitivo nei confronti delle scuole private legate alle diverse minoranze. Alcuni di questi istituti, che accolgono studenti di tutte le etnie e religioni, sono stati chiusi perché non hanno accettato i nuovi curricula scolastici, e gli insegnanti imposti dalle autorità curde. Un ulteriore decreto proibisce agli studenti curdi di frequentare scuole diverse da quelle approvate dalle autorità. Inoltre, se un componente della milizia iscrive i suoi figli in una scuola che segue il curriculum del Governo Siriano dovrà pagare una multa di un milione di sterline siriane e scontare tre mesi di reclusione.  

L’appello dell’arcivescovo. L’Arcivescovo Benham Hindo, vescovo siro cattolico di Hasaka, contattato al telefono, ha espresso la sua preoccupazione. “Vogliono rubare la nostra terra, la nostra lingua e la nostra cultura. Ci rifiutiamo di sottometterci ai loro dettami e continueremo a resistere alla dominazione curda”. L’opposizione a queste decisioni non è tardata, così come la repentina repressione da parte delle autorità locali. Insegnanti, presidi e giornalisti sono stati, anche se per brevi periodi, arrestati e le loro proteste sono rimaste inascoltate. Il vescovo siro-cattolico denuncia un progetto che punta ad eliminare la presenza cristiana e delle altre minoranze da quella parte della Siria. “Ci sentiamo abbandonati sia dal Governo siriano sia dalla comunità internazionale, che appare inerte rispetto al destino dei cristiani. Intanto, ogni giorno riceviamo richieste di certificati di battesimo, perché i nostri fratelli ormai vogliono solo andare via”.
 


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/solidarieta/rss2.0.xml