ROMA – Formalmente era una società di gioco maltese, nell’isola c’erano la sua base, i suoi uffici e le centinaia di operatori che raccoglievano le scommesse per piazzarle su tavoli virtuali, ospitati da server esteri. Ma in realtà quella società esisteva e operava anche in Italia, dove non solo era entrata nelle ricevitorie grazie alla sanatoria del 2015, ma operava anche in punti scommesse “clandestini” grazie alla ‘ndrangheta, come accertato anni fa dall’Inchiesta Galassia. E in Italia non ha mai versato un euro di tasse.

Tra il 2015 e il 2016 – ha scoperto la Guardia di Finanza di Reggio Calabria – la società maltese, di cui gli inquirenti non hanno voluto dare il nome, ha omesso di dichiarare ricavi per quasi 4 miliardi di euro e una base imponibile ai fini della Imposta unica sulle scommesse pari ad oltre 1 miliardo di euro. Traduzione, una maxi evasione di 6 milioni di euro di Irap, 47 milioni di euro di Ires e di 71 milioni di euro di Ius. Travolta dall’Inchiesta Galassia, che ha rivelato come la ‘ndrangheta abbia utilizzato un sistema di società specializzate nel betting on line per pulire milioni di euro e guadagnarne altrettanti, la società è stata passata al setaccio dalla Finanza per accertare l’effettivo volume delle scommesse illegali, come delle entrate relative a casinò virtuali e dei tavoli di poker on line. Così è stata accertata la maxievasione che dà il metro del giro d’affari oggi generato dal mondo dellle scommesse su internet.

Quella controllata dai finanzieri è solo una delle società attive nel ramo e finite nell’orbita dei clan. Un business criminale scoperto nel 2015 con l’Inchiesta Gambling e svelato anche grazie al pentito Mario Gennaro, picciotto di ‘ndrangheta che dopo una lunga gavetta criminale è diventato uno dei principali referenti dei clan di Reggio Calabria nel mondo delle scommesse e dei giochi on line.


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Carlo Verdelli
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