ROMA. Provate a immaginare di vivere un’intera vita confinati in casa, incapaci di provvedere autonomamente a voi stessi; di avere difficoltà a camminare, lavarvi e mangiare da soli; privi, quasi o de tutto, della vista e dell’udito. Se il pensiero vi sembra troppo difficile da sopportare, sappiate che in Italia, secondo uno studio ISTAT in collaborazione con Lega del Filo d’Oro, le persone che vivono in una condizione simile sono 189mila: il 64,8% è donna, l’87,9% ha più di 65 anni, il 31,2% vive al nord, il 30,6% al sud, il 21,4% nel centro e il 16,8% nelle isole. Circa 108mila vivono di fatto confinate in casa.

Far conoscere questo mondo dimenticato è un obiettivo importante e per portare avanti la quotidiana battaglia per il diritto all’inclusione la Lega del filo d’oro organizza ogni anno campagne e incontri di approfondimento di ogni tipo. Lo scorso 27 giugno, in occasione della Giornata nazionale delle persone sordocieche, istituita dall’Unione Europea dei Sordociechi (EDBU) e promossa in Italia dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti in collaborazione con l’associazione, un convegno a Roma ha focalizzato modalità e azioni adatte ad affrontare una condizione sociale che ormai si può definire diffusa, poiché coinvolge diverse migliaia di persone nel Paese.

“La piena attuazione della legge 107/2010, che riconosce la sordocecità come una disabilità unica e specifica, potrebbe agevolare questo processo, rappresentando un punto di partenza per queste persone e le loro famiglie. Il pensiero va naturalmente a Sabina Santilli, sordocieca dall’età di sette anni a causa di una meningite, ha voluto con tenacia anche in Italia un’organizzazione per le persone sordocieche, fondando nel 1964 la Lega del Filo d’Oro”, spiega Rossano Bartoli, presidente della onlus che dal 1964 lavora al fianco di sordociechi e pluriminorati psicosensoriali.

Grazie alla Legge 107/2010, realizzata sulla base degli indirizzi contenuti nella dichiarazione sui diritti delle persone sordocieche del Parlamento europeo del 12 aprile 2004, la sordocecità è stata riconosciuta come disabilità specifica unica (in precedenza si riferiva alla sommatoria delle due patologie). Eppure questa disposizione oggi si rivela inadeguata, incapace di garantire tutela giuridica anche a sordociechi con disabilità aggiuntive, motorie o mentali: da qui l’urgenza – spiegano gli operatori dell’associazione – di renderla più attuale, adattandola a un contesto sociale in continua evoluzione.

Oltre il 55% dei disabili sensoriali lotta ogni giorno con restrizioni vitali importanti: sempre secondo i dati ISTAT, uno su due ha anche una disabilità motoria; quattro su 10 danni permanenti legati a insufficienza mentale; un terzo dei sordociechi soffre di disturbi del comportamento e malattie mentali.

“È vitale far comprendere a Governo e istituzioni quanto sia importante irrobustire, ampliare e proseguire il percorso di tutela di queste persone – spiega Mario Barbuto, presidente Unione Italiana Ciechi (U.I.C.I.) – offrendo loro l’opportunità di gestire il proprio ambiente domestico e sociale con il maggior grado di autonomia possibile e sviluppando competenze, strumenti di comunicazione e innovazioni sempre più utili ed efficaci per superare le barriere che ostacolano una vita realmente inclusiva”.


L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/solidarieta/rss2.0.xml