ROMA. Solo nel 2017 – stando agli ultimi dati pubblici messi a disposizione delle autorità – nelle prigioni del Madagascar sono morte 129 persone, 52 delle quali in attesa di processo.

Sistema giudiziario inefficiente. Celle sovraffollate, sporche, prive di fonti esterne di aria e di luce: questa la drammatica situazione in cui è costretto a vivere chi ha la sfortuna di finire in una delle prigioni del Paese, inferni in cui spesso si muore di tubercolosi. Non di rado le celle hanno latrine a cielo aperto, cosa che espone a un altissimo rischio di malattie.

Molte persone, anche indagate per piccoli reati, a causa di un sistema giudiziario inefficiente restano in attesa di un processo per anni; rilasciati dopo mesi di detenzione preventiva, faticano poi a “reinserirsi” nella società e sopravvivono senza lavoro, in povertà e in condizioni fisiche e mentali precarie.

Condizioni disumane. Le donne in gravidanza detenute nel Paese non ricevono cure mediche adeguate, i bambini non hanno spazio per giocare né seguono programmi educativi; le razioni di cibo sono talmente scarse da poter essere contenute “nel palmo di una mano”. A ottobre 2017, il Paese deteneva 785 bambini, 622 dei quali (80%) in una situazione di detenzione preventiva.

“Un giorno sono andato a casa di mia zia, la sua porta è accanto alla nostra. Ho chiamato il suo nome ma nessuno ha risposto. Sono entrato al piano terra, quando un uomo è entrato in casa e mi ha chiesto “dov’è tua zia?”. Ho detto che non lo sapevo e sono tornato a casa. Pochi minuti dopo, è venuto a casa nostra e stava piangendo. Ha detto: “Tua zia è morta”. Ha chiamato la polizia e quando è arrivata la polizia mi ha interrogato. Ho iniziato a piangere. Mi hanno portato alla stazione di polizia e dopo quattro giorni mi hanno portato in prigione”, racconta Sedera,17 anni, tenuto prigioniero 14 mesi in attesa di un processo. Il numero di minori detenuti in attesa di giudizio è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Come gli adulti, anche loro sono costretti in celle sovraffollate, buie e spesso molto sporche e prive di acqua corrente.

Strutture fatiscenti. La maggior parte dei penitenziari del Madagascar non viene adeguatamente ristrutturato da almeno 60 anni, le infrastrutture sono talmente fatiscenti che, nel luglio 2018, ben quattro detenuti sono rimasti uccisi sotto le macerie provocate dal crollo di un muro nel carcere di Antsohihy, nel nord del Paese.

Il dramma del sovraffollamento. Nel penitenziario di Antanimora, nella capitale Antananarivo, la più grande struttura di detenzione di tutta la nazione, nel 2017 Amnesty International ha contato circa 2.850 detenuti, pari al triplo della capacità massima per la quale il carcere è stato costruito. Il sovraffollamento è principalmente dovuto alla grande quantità di persone in attesa di giudizio, alle carenze del sistema giudiziario e alla lentezza dei processi. Alcuni detenuti attendono di essere processati anche da cinque anni. In totale violazione degli standard internazionali, i prigionieri passati in giudicato e quelli in attesa di giudizio vengono tenuti tutti insieme nelle stelle celle.

“Nelle nostre missioni di ricerca – dicono gli operatori di Amnesty – abbiamo visitato nove prigioni, riscontrando in tutte problemi di sovraffollamento, sporcizia e assenza di fonti esterne di aria e di luce. In queste carceri le malattie dilagano: la tubercolosi è tra le prime cause di morte. Abbiamo potuto verificare che il 55% della popolazione carceraria (oltre 11.000 persone) era detenuta in attesa di processo; le percentuali aumentano se si considerano le donne (70%) e i minori (80%)”.

Per denunciare la vergognosa situazione in cui versa la popolazione detenuta in Madagascar, Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità malgasce, al quale è possibile aderire firmando qui.

Ecco il testo della petizione:
 

President of Madagascar
Hery Rajaonarimampianina
Palais d’Etat Iavoloha
102 Iavoloha
Antananarivo
Madagascar
Egregio Presidente,
mi rivolgo a Lei in quanto sostenitore di Amnesty International, l’organizzazione non governativa che dal 1961 lavora in difesa dei diritti umani, ovunque siano violati.
La sollecito a rilasciare tutti i detenuti in attesa di processo la cui carcerazione sia ingiustificata, prolungata o per sospetti reati minori e che non abbiano implicato il ricorso alla violenza.
La invito ad adottare tutte le misure necessarie, nella legge, nelle politiche e nelle pratiche, per porre fine all’utilizzo di detenzioni cautelari ingiustificate, assicurare procedure eque per tutti i sospettati e fornire condizioni di detenzione umane. In particolare, devono essere prese delle misure per garantire l’uguaglianza reale davanti alla legge, in modo che i poveri non vengano colpiti in modo sproporzionato dalla detenzione preventiva.
La ringrazio per l’attenzione.


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