ROMA – Oltre mille e ottocento comuni coinvolti. Trentasettemila migranti accolti in un anno. Più di duemila famiglie ospitate. Quattromila e cinquecento minori stranieri presi in carico. E ancora: corsi di italiano, tirocini formativi e oltre quattromila richiedenti asilo che hanno trovato un lavoro. Eccoli i numeri 2017 che fotografano la rete Sprar: il sistema  di  protezione per richiedenti asilo  e  rifugiati, nato nel 2002 dalla collaborazione tra comuni italiani e Viminale. «L’unico sistema pubblico di accoglienza che funziona», come sostiene l’Asgi (Associazione studi giridici sull’immigrazione) che il decreto sicurezza minaccia però di smantellare (i richiedenti asilo infatti non potranno più essere ospitati), a favore dei grandi Cas (i centri di accoglienza straordinaria).

I numeri della rete Sprar. L’atlante annuale Sprar, presentato oggi, rivendica a suon di numeri i meriti della rete: nel 2018 sono stati attivati 877 progetti territoriali di accoglienza, 1.825 i comuni  coinvolti, 35.881 i posti previsti di cui 3.500 per  minori  stranieri non accompagnati. I risultati del 2017? Oltre 25mila  beneficiari hanno frequentato almeno un corso di lingua  italiana, 15.976 migranti hanno seguito un corso di formazione professionale e svolto un tirocinio formativo, 4.265 persone hanno trovato un’occupazione lavorativa. Non solo. Tutti i minori accolti sono stati inseriti a scuola. E ancora: nel 2017 hanno lavorato nello Sprar oltre 10.000 persone  (impiegate  a  tempo  pieno  o  parziale).

La “trasparenza” dell’accoglienza diffusa. L’atlante Sprar sostiene poi come la rete garantisca «una rendicontazione a costi reali delle spese sostenute per la gestione dell’intero sistema; un diretto controllo, da parte degli enti locali, delle risorse destinate alla erogazione dei servizi di accoglienza; il carattere pubblico della titolarità degli interventi e delle risorse economiche e un’accoglienza diffusa su tutto il territorio nazionale compatibile  con la dimensione demografica dei territori». Da qui la denuncia dell’Asgi (associazione studi giuridici sull’immigrazione): «Cancellare l’unico sistema pubblico di accoglienza che funziona appare come uno dei più folli obiettivi politici degli ultimi anni, destinato in caso di attuazione a produrre enormi conseguenze  negative in tutta Italia, tanto nelle grandi città che nei piccoli centri, al Nord come al Sud».


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Mario Calabresi
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