Sul libro mastro sequestrato nove anni fa in un covo dei narcotrafficanti di Scampia, era indicato come “F4”. Marco Di Lauro, quarto figlio del padrino Paolo Di Lauro detto “Ciruzzo ‘o milionario”, era ricercato dal 2005 per associazione a delinquere di stampo camorristico ed era l’ultimo dei grandi latitanti della camorra.

Arrestato oggi, deve scontare una condanna ormai definitiva a dieci anni di reclusione. Sul suo capo però pende anche un processo per omicidio, quello per l’agguato che il 24 gennaio del 2005 costò la vita a un innocente, l’incolpevole commesso di un negozio di telefonia Attilio Romanò, ucciso per errore nella fase più cruenta della faida di Scampia tra il clan Di Lauro e gli Scissionisti.

Per questo episodio, si attende la fissazione di un nuovo processo di appello dopo l’annullamento della Corte di Cassazione.

Dopo gli arresti seguiti alla faida, che avevano portato alla decimazione dell’organizzazione criminale fondata dal padre e a lungo egemone nel mercato della droga, Marco era rimasto l’unico tra gli eredi del boss coinvolti nelle attività criminose di famiglia ad evitare il carcere.

La sua latitanza è stata di certo protetta anche dalle grandi disponibilità dell’organizzazione, che sempre stando ai conteggi del libro mastro sequestrato nel 2010, garantiva alla famiglia introiti pari a circa 900 mila euro al mese.

Poi però le indagini coordinate dal pool anticamorra diretto dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli hanno progressivamente prosciugato l’acqua che garantiva la fuga di F4. Fino alla cattura che chiude definitivamente una pagina della storia di Gomorra.


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