L’unico errore di Angelica, se di errore si può mai parlare, è stato quello di essere stata eletta rappresentante di istituto. Per qualcuno quella nomina è stata la miccia per scagliarle addosso una campagna di odio che serpeggiava già da mesi, durante la campagna elettorale, e Angelica si è trovata così sommersa da insulti e minacce, senza alcun motivo. È una storia di bullismo, quella che arriva da San Giovanni Rotondo: Angelica Placentino ha 18 anni e frequenta l’istituto magistrale Maria Immacolata.

È una ragazza appassionata e impegnata, in prima linea nelle manifestazioni contro la violenza sulle donne, frequenta la sede locale di Rifondazione comunista. Difende i diritti delle donne, è femminista, nei suoi post su Facebook cita De Andrè. Ma a qualcuno la sua autonomia non piace. Angelica comincia a ricevere messaggi anonimi pieni di insulti: qualcuno la invita ad andare a casa, viene additata come ‘puttana’, sotto casa sua compare la scritta ‘Placentino lesbica repressa’.

Appaiono svastiche, le scrivono ‘Meglio su una statale che in consiglio di istituto’, fino ad arrivare alle minacce aperte: “Guardati le spalle, stronza”. Angelica decide di non stare zitta e continuare a incassare. Denuncia di essere vittima di bullismo, e accanto a sé trova i compagni di scuola. Tre di loro (Nair Gatta, Lucia Masciale ed Elisabetta Crisetti) chiamano a raccolta gli altri, e si presentano a scuola una mattina con maglie blu e facce dipinte di blu, il colore della lotta al bullismo.

Sono 52, i ragazzi che manifestano in un’assemblea mostrando agli studenti e ai professori gli striscioni che ripetono proprio gli insulti ricevuti nei mesi da Angelica. “Raccontiamo realtà devastanti, vere – dice Nair Gatta – Raccontiamo di silenzio, di pesi sulla coscienza, di persone che si sono piegate al male. In 52 ci avrebbero ascoltati, in questi contesti se sei da solo non servi”. Nessuna accusa da parte dei manifestanti, solo l’urgenza di confrontarsi e far emergere una violenza continua, che mina la sicurezza di Angelica, protratta per troppo tempo.

Ci sono parole, scuse da chi ignorava, poi lacrime e applausi, durante l’assemblea: “Vedo una scuola che si alza in piedi – continua Nair Gatta – che non rimane seduta. Vedo una scuola che è stanca di stare zitta”. Angelica Placentino si commuove per tanta solidarietà, prende la parola e dice: “Se sono puttana perché ho un’idea e la porto avanti, vi invito a essere tutte puttane”. “Grazie per questa certezza non scontata: non essere mai stata da sola – scrive poi su Facebook – il treno parte oggi, non si ferma”.

Dopo qualche ora dall’assemblea, le tre ragazze che l’hanno organizzata trovano sul marciapiede sotto casa delle svastiche dipinte. La lotta non è finita, ma la risposta è immediata: con uno spray dorato, le trasformano in fiori. “Quando questa partaccia sarà finita, guardatevi dentro – conclude Nair Gatta – scegliete magari il silenzio o un urlo vomitato in una stanza, ma smettiamola di essere dei vili e scegliamo chi essere. Io ho scelto la straordinarietà, alla stupida ordinarietà”.


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