TORINO – Diciassette vittorie in diciannove partite, che aumentano di uno se si considera il 2-0 in Coppa Italia con il Bologna, figlie di una dittatura tecnica ad oggi non ancora scalfita da una sconfitta. Eppure mercoledì a Gedda, in Arabia Saudita, contro il Milan di Gattuso, la Juventus si giocherà il primo trofeo della stagione consapevole che quanto fatto fino a oggi non potrà essere di aiuto. Una partita secca, una finale in campo neutro con condizioni climatiche completamente diverse da quelle del Belpaese: “Una finale è sempre una gara diversa, una partita secca – conferma Alex Sandro ai microfoni di Raisport -. Una partita vicina alla ripresa, quando non siamo ancora magari al 100%”.

MILAN E GONZALO – Il rapporto tra la Juventus e la Supercoppa non è propriamente idilliaco. Negli ultimi quattro anni i bianconeri sono riusciti a vincere solo un’edizione, mentre sono stati sconfitti quando dall’altra parte del campo hanno incontrato il Milan (2016) o Gonzalo Higuain (2014). Attaccante argentino che sarà l’osservato speciale visto il momento vissuto e il rigore sbagliato con espulsione rimediati in campionato dal Pipita: “Vorrà fare una gran partita. Dobbiamo stare attenti non solo a Higuain, ma anche agli altri giocatori del Milan. Anche Paquetà, che è un bravo giocatore, tecnicamente fortissimo”.

RAZZISMO E DIRITTI DELLE DONNE – Un periodo ricco di polemiche per il calcio italiano. Dagli episodi di razzismo, veri o presunti tali, ai diritti delle donne saudite, tema salito alla ribalta vista la sede della finale di Supercoppa: “Sono già stato in Arabia Saudita con la Nazionale, secondo me hanno fatto un passo avanti. Tifosi un po’ diversi da quelli occidentali, è una cultura diversa, secondo me sarà una bella finale. Il razzismo? Anche in Brasile, in Portogallo, è successo tante volte anche a me. Faccio la mia vita senza pensare a quello. Certo che mi dispiace, perché è brutto”.

SOGNO CHAMPIONS – Allenarsi a vincere per continuare a farlo, arrivando a giugno con il morale al massimo e, magari, in finale di Champions: “E’ un obiettivo, un sogno. Un obbligo? Difficile dirlo. Però è un obiettivo nostro, quindi la vogliamo”.


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Mario Calabresi
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