I 5 Stelle spariscono definitivamente da Taranto. Francesco Nevoli, ultimo consigliere comunale del Movimento presente in aula, rassegna le dimissioni. Lo annuncia con un post sul suo profilo Facebook in cui dichiara di voler tornare a occuparsi del suo lavoro: “La mia esperienza da portavoce del Movimento 5 Stelle finisce qui. Ringrazio tutti coloro che hanno riposto (anche solo per un istante) fiducia nel mio impegno politico. Torno a dedicarmi a tempo pieno alla mia professione, ai miei studi di approfondimento del diritto e ai miei affetti familiari, fonti insostituibili di gratificazione personale”.

Un altro duro colpo per i pentastellati in una città simbolo per l’ascesa del Movimento non solo in Puglia ma in tutto il Sud, non fosse altro perché da anni aveva fatto della promessa di chiudere l’Ilva, riconvertirla e bonificare l’area una volta al governo un caposaldo della sua campagna elettorale. I risultati li avevano premiati, visto che alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 aveva raggiunto il 50 per cento delle preferenze (con punte del 70 per cento tra gli operai dello siderurgico).

Una volta al governo però quella promessa di chiusura e riconversione è stata disattesa. L’accordo tra il governo gialloverde per vendere lo stabilimento a ArcelorMittal trasforma il caso dello stabilimento in un boomerang per i pentastellati tarantini. Le avvisaglie si notano subito dopo la firma di quell’accordo quando alcuni parlamentari pentastellati appena eletti vengono contestati per le strade della città.

Pochi giorni dopo, l’11 settembre, arriva anche il primo abbandono: Massimo Battista, operaio del siderurgico con passato da attivista nel movimento Liberi e Pensanti, eletto in consiglio comunale nel 2017 si dimette. “Continuerò il mio operato da indipendente – dirà Battista in una conferenza stampa – Il Movimento 5 Stelle ha tradito l’elettorato di Taranto”. I tempi delle piazze e delle urne piene per i pentastellati a Taranto ora sembrano lontanissimi.


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