Fra i politici della destra, Giuseppe Tatarella spicca come quello che più è riuscito ad incidere nel sistema partendo da un partito, il Msi, considerato dagli avversari ‘anti-sistema’ e certamente fuori dal cosiddetto ‘arco costituzionale’ della prima Repubblica. Non a caso uno dei testi accademici di riferimento su quel mondo, scritto da Piero Ignazi, si intitolava “Il polo escluso”. Grazie anche a lui, a ‘Pinuccio’, non fu più così. E come amava dire, la destra italiana riuscì ad “andare oltre”.

A rendere l’opera e l’esempio di Tatarella, così significative per la storia repubblicana recente è probabilmente, oltre al lascito legislativo rappresentato dal sistema elettorale per le Regionali soprannominato ‘tatarellum’ (e al lavoro da vice presidente della Bicamerale per le Riforme), anche un certo spirito nel rivolgersi agli avversari; assertore convinto del dialogo con tutti, con lo sguardo fisso ‘oltre il Polo’ di centrodestra, Tatarella era convinto di poter fungere da punto di riferimento per quella maggioranza di italiani che era convinto non fossero di sinistra. E per coloro che non intendevano ‘morire’, non solo democristiani ma nemmeno subordinati a vita a quelli che ebbe a definire i ‘poteri forti’.

Il politico di Cerignola, insomma, sapeva farsi notare e valere, oltre che temere (“Mai contro Tatarella” era una raccomandazione leggendaria tramandata dai missini) da amici, alleati (Silvio Berlusconi in primis) e avversari. Capitolo a parte, poi, quello di Tatarella giornalista e animatore di mille battaglie culturali.

Si ricordano testate a lui legate come ‘Puglia d’oggì, ‘Movimento pugliese’, ‘Repubblica Presidenziale’, ‘CentroDestra’ e ‘Millennio’, senza contare una fase importante del ‘Roma’. Ma a chi lo ricorda bene, resta impresso soprattutto il ‘Pinuccio on the road’, che sapeva fare politica da dietro la scrivania, certo, ma che trovava la sua dimensione più congeniale sulla strada, appunto, nella folla, nelle sezioni di partito, ad ascoltare e a dibattere di politica e di interesse nazionale.

E ora, a 20 anni dalla scomparsa che privò Alleanza nazionale, la creatura costruita con Gianfranco Fini, del suo architetto culturale e politico, alla Camera verrà ricordato nella storica Sala della Lupa alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, nel corso di un incontro organizzato dalla Fondazione Tatarella e, appunto, dalla Fondazione Alleanza Nazionale. Ci saranno, fra gli altri, Gianni Letta, Roberto Maroni, Luciano Violante (che fu presidente della Camera quando Tatarella era capogruppo di An all’opposizione).

Uomo poliedrico, Tatarella, qualcuno ha detto pirandelliano, tante persone in una sola persona, eppure capace di assurgere con una sua cifra inconfondibile al ruolo di ministro delle Comunicazioni (e fu soprannominato ‘ministro dell’Armonià) e di vice premier del primo governo Berlusconi.


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